AIROLO - Un convegno e una targa commemorativa posata sulla casa dov'è nato. Così il Partito popolare democratico ha sottolineato oggi i 70 anni dalla morte di Giuseppe Motta, definito "uno statista ticinese fra democrazie e fascismi". Un convegno organizzato organizzato dal centro culturale L'incontro di Mendrisio ha ricordato dal punto di vista storico il politico airolese, entrato in Consiglio federale nel 1911 e morto in carica il 23 gennaio 1940, dopo essere stato presidente della Confederazione per cinque volte.
"Per noi ticinesi possono suonare ancora attuali molte sue osservazioni sulla presenza e il ruolo dell’esistenza culturale di matrice italiana in seno alla Confederazione", ha sottolineato il presidente del Consiglio di Stato, Luigi Pedrazzini. "Il Ticino senza la Svizzera - diceva nel 1931 - sarebbe discriminato e snaturato, la Svizzera senza il Ticino mutilerebbe il proprio ideale nazionale. La sua - insomma - era una linea di pensiero profondamente confederale, e tale restò senza cedimenti durante l’intero arco della vita". "Forse la definizione più originale e adeguata del grande statista svizzero e ticinese è quella del poeta e scrittore Francesco Chiesa quando lo definì 'una meravigliosa opera d’arte' significando con questa definizione tutta l’armonia di vita e di pensiero presenti in Giuseppe Motta", ha sottolineato il presidente del PPD Giovanni Jelmini.
Articolo tratto dal Corriere del Ticino online del 22 agosto 2010.



