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Società  Cacciatori del Gottardo

 

Contatti:

Presidente
Gionata Pervangher - 6780 Airolo (091 869 14 90)

Vice Presidente
Renzo Marchetti - 6777 Varenzo

Segretario         
Simone Beffa - 6780 Airolo

Cassiere
Reto Maggini - 6780 Airolo

Membro
Antonio Beffa - 6968 Sonvico

 

Stralci di verbali tra il 1906 e il 2006

 

Alcuni stralci dei verbali redatti in occasione delle assemblee possono dare un'idea degli argomenti affrontati dai soci in questi cento anni. Più avanti, riprenderemo anche dei passaggi riferiti in particolare ad argomenti specifici (bandite, selvaggina autoctona, caccia ai carnivori, allevamento e ripopolamento, selvaggina in difficoltà e interventi, scomparsa e riapparizione di alcune specie di selvaggina).

 

27 settembre 1906 - “...La proposta del presidente Bertazzi nel senso che sia nominato un guardia Caccia stabile stipendiato con Fr 100.- al mese; ritenuto che alla spesa stessa si provveda senza ricorrere alla cassa Sociale, è accettata con 11 voti contro nessuno. A l’unanimità viene prescelto il Signor Giovanni Jori come guardia Caccia per un anno, cioè dal 1 ottobre 1906 al 1 ottobre 1907. Il Comitato farà le pratiche necessarie onde ottenere che il su detto Signor Jori sia parificato ai guardia Caccia Cantonali...”

 

2 febbraio 1908 - “Il Guardiacaccia è obbligato di sorvegliare scrupolosamente, in particolare la bandita esistente ed in generale tutto il territorio di Airolo e dintorni onde impedire nel limite del possibile gli abusi contro le leggi sulla caccia. Inoltre sarà sempre a disposizione dei Soci incaricati particolarmente della distruzione degli animali nocivi...”

 

29 settembre 1910 - “...Contravvenzione del Socio e vice Presidente Augusto Motta.....si approva senza riserva alcuna la denuncia sporta contro il Signor Augusto Motta e si accetta le sue dimissioni, ritenuto che quando non si fosse ritirato la Società l’avrebbe espulso...”

 

30 dicembre 1911 - “...Vien incaricato il Comitato di fare le pratiche necessarie sia presso il Dipartimento di Agricoltura Forestale, sia presso il Comandante della Gendarmeria, onde i gendarmi del Paese vigilino per impedire che i cani continuino a cacciare nella Bandita. La Società corrisponderà un premio di Fr 5.- per ogni cane preso nella Bandita...”(...) “...Si votano i seguenti crediti: Fr 300.- per l’acquisto lepri, Fr 25.- per conigli selvatici, Fr 50.- per la distruzione degli animali nocivi...”

 

10 gennaio 1913 - “...premio di Fr 5.- ai Gendarmi per ogni contravvenzione di caccia denunciata all’autorità competente;....Fr 5.- di premio per ogni volpe uccisa da un socio anche in tempo di caccia libera...”

 

23 agosto 1923 - “...tassa sociale Fr 2.- + Fr 3,50 per assicurazione La Basilese...”

 

16 dicembre 1923 - “...I soci sono aumentati a 43, che alla tassa di Fr 2.- danno la bella entrata di Fr 86.- annui...”

 

12 maggio 1926 - “...Vien comunicato che la patente venne ultimamente portata da Fr 20.- a Fr 30.-, ciò che viene da tutti trovato esagerato...”(...)...il Signor Saladin domanda se non fosse possibile di acquistare una macchina per esercitarsi al tiro a volo. Gli si risponde che la macchina già esiste e che non mancano che i piattelli, per i quali si provvederà. Il Segretario Dotta fa osservare che la macchina in questione è di sua proprietà e che non intende rinunciarvi. Comunica che la medesima doveva venir acquistata per sottoscrizione ma che al momento dell’arrivo pagarono la quota stabilita di Fr 5.- solo i signori Dotta Franco, Gerardo Pervangher, Felice Lombardi, Lombardi Severino e Peo Pervangher...”

 

21 aprile 1928 - “...Si risolve di rivolgersi nuovamente al Dipartimento affinché abbia a prendere misure ancora più severe contro il bracconaggio. Le multe applicate ultimamente ai bracconieri, presi colle armi alla mano, erano addirittura derisorie ed atte ad incoraggiare invece di reprimere il bracconaggio medesimo...”

 

20 aprile 1929 - “...proposta accettata di aumento della tassa sociale da Fr 2,50 a Fr 4,50...”

 

15 dicembre 1929“...Motta Augusto raccomanda al Comitato di farsi promotore di un’azione per la modificazione della legge cantonale sulla caccia, nel senso che il prezzo delle patenti sia ridotto ma le stesse limitate alla circoscrizione comunale. Si dichiara poi contrario alla statistica per il fatto che ritiene in tal modo di fare réclame alla regione e di attirare troppi cacciatori del Cantone. (...) Gerardo Pervangher, appoggiando in parte la proposta Motta, vorrebbe che la patente fosse resa distrettuale. Si dichiara inoltre contrario alla lotta contro gli animali nocivi alla selvaggina, essendo sua opinione che gli stessi preservano dalle malattie la popolazione...”

 

6 giugno 1934 - “...Gerardo Pervangher domanda il perché dei 20 Fr versati a due proprietari di capre, state uccise da cani da caccia. Ritiene che questo indennizzo non debba entrare negli obblighi della società...(...)...vorrebbe inoltre che il rappresentante della società nel Comitato Cantonale avesse a proporre la patente regionale, il cui provento andrebbe a vantaggio del ripopolamento nel distretto...””

 

30 aprile 1938 - “ Motta fa una piccola critica. Dice di non scrivere sul cacciatore, come nel mese di ottobre, che la selvaggina aumenta... “

           

12 novembre 1938 - “...Constatato che durante la primavera e l’estate del 1938 i cani del Dr Bonetti hanno cacciato quasi giornalmente la lepre ed i caprioli nella bandita del Sasso Rosso, facendo scempio della selvaggina con tanti sacrifici acquistata e lanciata dalla nostra società, decide per quest’anno di rinunciare all’ordinazione di lepri da ripopolamento....”

 

20 aprile 1939 - Nella prossima legge l’idea del direttore del Dipartimento sarebbe la caccia per distretti...”

 

27 febbraio 1941 - “...Durante l’anno 1938-39 la caccia rimase chiusa...(...)...Dotta Luigi riferisce che la legislazione ha stabilito che i Drilling vengano esclusi; osserva il malcontento che ne deriva e vorrebbe pregare il pres. di intervenire presso il Dipartimento...”

 

9 marzo 1947 - “...il prezzo delle lepri era di Fr 115.- l’una, ciò che ammontava a Fr 40.- per la società...”

 

14 aprile 1948 - “...Patente: Fr 40.- per i domiciliati e Fr 80.- per i non domiciliati...”

 

11 marzo 1949 - “...Quanto ai guardiacaccia sociali, gli stessi hanno una carica onorifica, nessun stipendio ma a loro è devoluto mezzo l’importo delle contravvenzioni...(...)...tutti cadono d’accordo di nominarne quattro...Forni Ermanno, Pilotti Vittorino, Aquilini Primo e Dotta Guido...”

 

15 novembre 1952 - “...un gruppo lepri viene a costare Fr 122,50...”

 

20 dicembre 1952 - “...Il pres. Bertazzi fa rimarcare che durante la stagione venatoria si constata un continuo affluire di cacciatori da tutte le parti del Cantone, di modo che gli sforzi sostenuti esclusivamente dalla nostra società per il ripopolamento non possono dare i risultati sperati...”

 

23 dicembre 1959 - “...guardiacaccia volontari: Carletto Marchetti e Ermanno Forni...”

 

25 marzo 1961 - “(proposta)...Apertura della caccia al cervo e al capriolo - 1) con fucile a pallini e con cani nel periodo di caccia bassa. 2) Prime due settimane di ottobre e nei giorni permessi per l’altra selvaggina di bassa...”

 

9 marzo 1965 - “...Far pagare ai cacciatori non delle Valli che vogliono recarsi nelle stesse a cacciare, una tassa di Fr 20.-...”

 

6 dicembre 1966 - “Acquisto lepri: si calcolano Fr 54.- l’una, già dedotto il sussidio (provenienza dalla Danimarca)...(...)...In generale i cacciatori aumentano, non i cacciatori locali, ma coloro che affluiscono dal Basso Ticino. Fra questi ce ne sono di quelli che agiscono in modo singolare, mostrano prepotenza e sgarbatezza di fronte ai cacciatori locali...”

 

17 gennaio 1968 - “...Vien approvata la proposta di Elio Hürlimann a secondo guardiacaccia sociale...”

 

19 dicembre 1968 - “...Il pres. Ceresa dà  lettura delle lettere del dicembre 1966 al Lod. Dipartimento per ottenere un guardiacaccia di stanza ad Airolo, ciò che abbiamo ottenuto nella persona del Sig. Emilio Pedrini...

 

3 aprile 1970 - (prese di posizioni su importanti regole di caccia)

  1.  Abolizione dell’uso del veicolo a motore nell’esercizio della caccia - 14 sì,1 no, 4 ast..
  2. Riduzione dei giorni di caccia - d’accordo a maggioranza.
  3. Ripopolamento diretto da parte della Federazione nelle zone di montagna maggiormente frequentate dai cacciatori di tutto il Cantone -  tutti d’accordo.
  4. Bandite sociali o distrettuali -  tutti contrari.
  5. Patente o tassa distrettuale -  tutti d’accordo per una tassa distrettuale.
  6. Tassa-patente per il cane (Fr x per i domiciliati; Fr x+y per i non domiciliati) - 4 sì, 6 no, 9 ast..
  7. Riduzione numero marmotte cacciabili a 8 capi -  8 sì, 6 no, 5 ast..
  8. Misura delle corna del camoscio (16 cm) -  3 sì, 8 no, 8 ast..
  9. Mantenere 3 capi (3 camosci o 2 cam.+1 cervo o 2 cam.+1 capriolo) -  10 sì, 9 ast..
  10. Introduzione bottoni per controllo della selvaggina abbattuta -  9 sì, 3 no, 7 ast..
  11. Foraggiamento selvaggina in inverno - tutti d’accordo.
  12. Contributo di Fr 50.- al Comitato distrettuale per spese amministrative -  tutti d’accordo

 

3 marzo 1972 - “...I permessi dei guardiacaccia volontari per la distruzione dei nocivi sono aboliti...”

                      

31 dicembre 1974 - “...si fa notare che la maggior parte dei cacciatori del basso Ticino sono contrari alla proibizione dell’uso del veicolo a motore nella caccia...I nostri soci sono però unanimi nel sostenere la proposta per abolire il mezzo meccanico, se si vuol salvare il nostro patrimonio. Chi non se la sente di andare a piedi, che dopo tutto è tanta salute, allora...stia a casa...”

 

2 aprile 1977 - “...Per quanto riguarda l’uso del veicolo il guardiacaccia Pedrini fa notare che nella nostra zona sono state intimate 9 contravvenzioni delle quali 3 abbastanza gravi. Fa notare anche che la multa (Fr 100.-) è troppo mite...”

 

22 aprile 1978 - “...La mostra degli animali all’Olimpia ha avuto pieno successo...”

 

11 aprile 1981 - “...Il presidente distrettuale Ceresa fa notare il successo notevole riguardante la nomina del nostro presidente Boscolo, in rappresentanza del Ct Ticino, nella Commissione federale della caccia a Berna in sostituzione dell’uscente Avv. Varini, presidente FACTI...”

 

4 marzo 1983 - “...Organizzazione dell’assemblea cantonale FACTI il 14.5.1983 per la prima volta ad Airolo. In parallelo verrà allestita una mostra di animali...”

 

16 maggio 1997 - “...il presidente Sterlini sottolinea come l’afflusso di cacciatori provenienti dalle altre regioni del nostro Cantone sia sempre in netto aumento: conseguenza questa (e le statistiche degli abbattimenti lo confermano) della buona presenza di ungulati nel nostro territorio. Purtroppo non si può dire la stessa cosa  della caccia bassa: la selvaggina scarseggia e il numero di cacciatori presenti nell’alta valle rimane sempre alto...”

 

13 aprile 2002 - “...posizioni prese dai soci nell’assemblea così riassunti dal presidente Pervangher:

  - Contrari alla caccia speciale al cervo;

  - Favorevoli all’aumento dei giorni di caccia al cervo maschio;

  - Favorevoli alla chiusura della caccia al capriolo nel proprio comprensorio;

  - Minor pressione nel nostro comprensorio per il camoscio...”

 

15 febbraio 2003 - “...secondo il presidente Pervangher e il comitato  la situazione del camoscio nel nostro comprensorio, a causa dell’apertura della bandita del Sasso Rosso, è abbastanza critica. Non ci troviamo nella grave situazione del capriolo, ma comunque è importante tenere sotto controllo la situazione. Un eccessivo prelievo di anzelli è dannoso e potrebbe causare una diminuzione insostenibile degli effettivi nelle nostre regioni...”

 

5 marzo 2004 - “...l’unico mezzo veramente efficace che ci troviamo nelle mani al fine di pianificare regionalmente la caccia, è la gestione delle bandite sociali....è da prendere in seria considerazione la creazione di una nuova bandita per il camoscio...”

Gestione del territorio e della selvaggina

 

La gestione del territorio e della selvaggina nel Ticino, in questi 100 anni, è stata affrontata dall’autorità cantonale in collaborazione diretta ed indiretta con le società di caccia. Si è cercato pertanto di tenere nella dovuta considerazione le proposte (a volte, le rivendicazioni) scaturite dall’esperienza e dalla pratica dell’arte venatoria dei cacciatori. In questi ultimi anni, in considerazione soprattutto della dilagante urbanizzazione, dell’aumentata pressione venatoria e delle sempre più sofisticate armi e munizioni a disposizione, si è aggiunta la componente scientifica della gestione faunistica da integrare con quella venatoria. Questa completazione ha portato a cambiamenti non indifferenti nella visione della programmazione della caccia.

La vastità del territorio della SCG, nel quale sono presenti quasi tutte le specie cacciabili a livello cantonale, ha da sempre impegnato attivamente e profondamente (lo si constata nei verbali) sia i dirigenti sia i membri della nostra associazione.

 

Il comprensorio della società

 

Il comprensorio  della SCG corrisponde a quello politico dei comuni di Bedretto (75,49 kmq) e di Airolo (94,18 kmq), ossia una superficie totale di quasi 170 chilometri quadrati (più  dell’intero distretto di Riviera - 166,3 kmq).

Il terreno ha  un totale di...

              ca.    14  kmq         - prati e campi

              ca.    79  kmq         - pascoli

              ca.    17  kmq         - boschi

              ca.      2  kmq          - laghi

              ca.    58  kmq         - terreno incolto

L’altitudine minima è di 1’040 msm (Pont Sort), quella massima di 3’192 msm (P.zo Rotondo); il dislivello tra i due estremi è di 2’152 metri.

 

Le bandite nel comprensorio

  

Sin dalla sua costituzione, la SCG si è preoccupata della salvaguardia del patrimonio di selvaggina, creando delle bandite di caccia. Si è così continuata la politica intrapresa già nell’800 con i “Distretti franchi”, che interessavano il nostro territorio. Il fatto di avere oggi un comprensorio con una buona presenza di selvaggina è senz’altro merito dei soci della SCG che da sempre hanno proposto alle autorità cantonali zone con habitat favorevoli alla riproduzione delle specie autoctone. Tra le bandite più interessanti vi è da segnalare quella del Sasso Rosso, della quale riferiamo più avanti.

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono alle bandite.

           

21 gennaio 1906 - “...Proposte d’una bandita...Il Comitato resta pure incaricato di inoltrare istanza per ottenere che una delle bandite prescritte dalla legge Federale sia fissata nella nostra regione...

           

12 maggio 1926“Bandita federale - (...) l’ispettore forestale Solari ci domandò il nostro modo di vedere circa la nuova bandita federale. Gli venne risposto che avendo noi già una bandita propria che funziona egregiamente non desideriamo altro che di avere la bandita federale il più lontano possibile dal nostro territorio...”

 

15 dicembre 1929 - “...necessità della creazione di una nuova bandita in Val Bedretto, la quale dovrebbe avere lo scopo speciale di salvare i fagiani i quali sgraziatamente vanno sempre diventando più rari...”

 

20 giugno 1931 - “...nuova bandita in Val Bedretto. (...) Dalle impronte sulla neve si è già constatato una discreta presenza di lepri, nonostante che l’opera distruttrice delle volpi sia allarmante...(...)...Luigi Dotta e Cesare Lombardi propongono che il termine della bandita del Sasso Rosso a ovest sia costituito dal riale Sorescia...”

 

6 giugno 1934 - “...Pare che la bandita di Valle Bedretto sia molto ben popolata sia di marmotte e di lepri che di piumati. I cacciatori di Bedretto si lamentano per la prolungata chiusura... (...). ...dato che le marmotte sono moltissime propone si faccia aprire detta bandita per una settimana, solamente per le marmotte, nel periodo in cui la caccia è aperta anche nel basso Cantone. Sarebbe una prova per vedere se si potrà fare la stessa cosa con i fagiani....”

 

27 febbraio 1941 - “...Causa le restrizioni di zone militari, la bandita di Sorescia rimase chiusa; quest’autunno, se siamo ancora in guerra, resterà di nuovo chiusa...(...)...Dotta Luigi non è del parere di mantenere chiusa la bandita Prosa-Fortünei ecc. al quale il pres. replica che appena raggiunto lo scopo (ripopolamento) si potrà riaprirla. Sempre Dotta L. ritiene che la regione Sciengion sia riservata ai bracconieri. Pè è dello stesso parere. Peterposten vorrebbe che si apra dall’Orello in dentro...”

 

28 maggio 1944 - “...Quanto alla questione dell’apertura nella zona del Corno, la cosa è assai scabrosa almeno fin che dura la guerra...”

 

18 marzo 1946 - “...Il pres. Dotta sarebbe del parere di aprire per i fagiani le 4 bandite - 2 domeniche al mese, ogni domenica in una bandita, di modo che si avrebbe potuto cacciare durante tutta la durata della caccia bassa, senza compromettere troppo il nostro patrimonio e risparmiando così abbastanza capi per il ripopolamento...”

 

22 dicembre 1957 - “...Il pres. Bertazzi tratta la questione del rinnovo delle bandite: egli si dichiara per lo statu quo- Pesciüm - Cristallina. Forni vorrebbe bandire il Sasso Rosso per i camosci, ma la cosa è troppo complicata...”

 

13 febbraio 1961“La nostra Società ha deciso di presentare le seguenti proposte per le bandite di caccia del prossimo periodo 1961-1963.

  1. Mantenimento integrale della bandita riale Cristallina-Cavagnolo permettendo, come sin qui praticato, la caccia al camoscio ed alla marmotta durante 7 giorni del periodo di caccia alta.
  2. Conferma pure della bandita Nante-Fontana. Nel caso potesse venire accolta la proposta di cui al seguente punto 3), si domanda che anche a questa bandita venga estesa la possibilità di 7 giorni di caccia al camoscio ed alla marmotta come per la bandita del Cristallina.
  3. Creazione di una bandita, limitatamente alla caccia alta, nel comprensorio della vecchia bandita del Sasso Rosso.

Motivi:

Per le due bandite già esistenti i buonissimi risultati ottenuti giustificano ampiamente la richiesta per la loro conferma. Ci limitiamo pertanto a far riferimento a quanto esposto nelle nostre domande precedenti.

Per quanto concerne la nuova bandita di caccia alta nelle zone del Sasso Rosso, l’assemblea ha condiviso i motivi esposti nella richiesta, che alleghiamo, presentata al comitato da ben 35 soci su 42...”

 

17 novembre 1970 - “...Bandite sociali - ...Pedrini Emilio dice che la bandita deve avere il Sud e il Nord (ovi e surì). Vengono discussi ancora altri punti e poi si vota: 1) bandita Sasso Rosso - Pesciüm - 18 sì, 1 no; 2) bandita P.zo Rotondo-P.zo Gararesc - 14 sì, 5 no....”

 

14 marzo 1991 - “...Bandite di caccia 1991-1996: la SCG conferma  le quattro bandite:

  - Sasso Rosso-Pesciüm (bandita totale);

  - Cristallina (bandita totale);

  - Stabbiascio-Cassina Baggio (bandita di caccia bassa);

  - Alta Val Bedretto (zona di protezione della marmotta).”

 

7 luglio 1995 - “...Bandite di caccia 1996-2001: la SCG propone le seguenti bandite:

  - Sponda sinistra della valle Canaria (nuova bandita totale)  (ndr - non accettata dall’UCP);

  - Vinei Fieudo (divieto di caccia alta);

  -  Ravina (da confermare se non venisse accettata quella della valle Canaria);

  -  Cristallina (conferma bandita totale);

  - Stabbiascio (conferma bandita caccia bassa);

  - Alta Val Bedretto (conferma zona protezione marmotta);

  - Sella (nuova protezione della marmotta).”

 

19 febbraio 2000 - “...Bandite periodo 2001-2006 - Conferma per l’Alta Valle Bedretto (marmotta); Stabbiascio (bassa); Cristallina (totale); Nante-Ravina (totale senza eccezioni); Passo San Gottardo-Sella (marmotta). Proposta di apertura della bandita di Vinei-Fieudo e chiusura del Sasso Rosso (totale) (ndr -non accettata dall’UCP).”

 

18 febbraio 2005 - “...Bandite periodo 2006-2011 - Oltre alla conferma delle bandite del passato quinquennio vien proposta una nuova bandita per il camoscio a nord della strada di Pontino fino sul filo della linea Pusmeda-Giubing...”

 

La bandita del Sasso Rosso

 

Il territorio della bandita del Sasso Rosso rappresenta uno degli habitat più interessanti di tutto il cantone soprattutto per il camoscio. Zona esposta a sud, con bosco di abeti e larici, sottobosco composto da vari tipi di cespugli, pascoli alpini ricchi di fiori, dirupi e sorgenti d’acqua: il tutto in un giusto equilibrio quantitativo e qualitativo.

Questa riserva ha da sempre creato discussioni. Chi da una parte riteneva di tener chiusa la bandita (ed era la maggioranza) perché ripopolava indirettamente tutte le zone limitrofe aperte alla caccia, chi invece la voleva aperta per assicurare il proprio bottino annuale. Purtroppo, malgrado la volontà dei cacciatori di tener chiusa la zona, è arrivata la “mazzata” dell’anno 1992, con l’imposizione venuta da Berna di aprire la bandita alla caccia alta per evitare il presunto danno causato dagli ungulati alle piantagioni previste nel programma di protezione valangaria del paese di Airolo. Un’imposizione che ha originato gravi ripercussioni soprattutto nella presenza del camoscio: questa specie è diminuita in tutto il comprensorio della SCG. Forti dell’esperienza vissuta in passato, quando la riapertura della bandita aveva portato alla classica “tabula rasa” di camosci, i soci hanno mantenuto la loro opposizione alla soppressione della bandita, ma non sono stati ascoltati. Essi non avrebbero voluto assistere alla ripetizione di una situazione così sfavorevole per il patrimonio fanistico e per l’attività venatoria ed invece, ciò si è verificato puntualmente dopo l’ultima riapertura. Le zone confinanti hanno sensibilmente sofferto del carente ripopolamento naturale che veniva assicurato dall’ex-bandita.

 

A conferma dell’importanza di questo territorio, che ha un secolo di “storia”, ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono allo stesso.

 

13 febbraio 1906 - “...confini della bandita del Sasso Rosso...: Passo Bornengo, seguendo tutto il corso del riale Garegna, fino sullo sbocco nel Ticino Ressiga, salendo il fiume Ticino fino all’imbocco della Foss, sotto Bedrina, poi seguendo il corso della Foss fino al ponte della Sella e dal medesimo percorrendo il riale della Sella, lago della Sella, Val Torta sino al passo della Sella costeggiando il confine del Canton Uri fino al Passo Bornengo. (....)...Ritenuto che la durata della bandita sia di 5 anni...”

 

20 aprile 1929 - “...La bandita del Sasso Rosso è ora in piena efficienza. Da una ricognizione praticata ultimamente dai soci, in giornata con neve fresca, si potè desumere dalle impronte trovate esistervi colà una grande quantità di lepri; abbisogna però intensificare ancora di più la distruzione degli animali nocivi e principalmente dei falchi...”(...)“...premio di Fr 5.- per ogni volpe e Fr 3.- per ogni falchetto (Sciss) uccisi...”   (ndr - premi versati all’incaricato della sorveglianza della bandita del Sasso Rosso: il signor Giuseppe Fabbris).

 

20 aprile 1939“...Dotta Emilio propone di aprire, per il 1.o di settembre, la bandita di Scinfüss e Sorescia per le marmotte facendo rimarcare che ivi è pieno di queste bestie. Giuseppe Pè appoggia tale proposta ev. anche per Pontino...”

 

11 dicembre 1948 - “...Il pres. Dotta fa cenno all’apertura della bandita del Sasso Rosso, il risultato della quale non fu troppo soddisfacente. Seguì poi la febbre aftosa e per completare, la grande siccità. Egli fa osservare che vi fu anche una grande affluenza di cacciatori del Basso Ticino dovuta al fatto che in casa loro essi non hanno più niente da cacciare...”

 

9 novembre 1964 - “...Bandite: Secondo Dotta V. sen. dovremmo mantenere le tre bandite e le tre settimane, cioè aprirle ciascuna per una settimana. Il pres. Ceresa sarebbe dell’avviso che per i camosci non si dovrebbe aprire la bandita del Sasso Rosso...”

 

12 gennaio 1966 - “...Il Sasso Rosso? Tutti d’accordo per non aprirlo al camoscio. Dotta dice che si potrebbe aprire la zona sopra la strada dei ripari, naturalmente sotto controllo dei guardiacaccia...”

 

6 dicembre 1966 - “...Bandita del Sasso Rosso - Il pres. Ceresa dice ...all’apertura di questa bandita...ha constatato che i guardiacaccia non erano ben appostati. Riferisce che furono fermate alcune macchine e constatati diversi abusi. Rocchi ha contato 40 marmotte uccise nel primo controllo della zona aperta...(...)...V. Dotta - Ci sono cervi, caprioli, lepri e camosci: bisogna solo eliminare i nocivi, le aquile...(5 aquile = 10 quintali di roba)...”

 

19 dicembre 1968 - “...Il socio Emilio Ardia vorrebbe che fosse chiusa la bandita del Sasso Rosso (caccia bassa e alta)...”

           

2 aprile 1977 - “...la televisione si è interessata per girare un documentario sulla bandita del Sasso Rosso. Durata del filmato: 50 minuti ca. Regia di Plinio Grossi...”

 

23 febbraio 1990 - “...Sembra che i forestali fanno una grande pressione per l’apertura della bandita del Sasso Rosso, visti i danni alle piantagioni. Il guardiacaccia Pedrini dice che bisogna pensarci seriamente sui metodi e sulle possibilità d’apertura in quanto se dovessero in futuro imporre un’apertura totale della bandita ben difficilmente si potrà fare qualcosa in favore della salvaguardia del camoscio...”

 

14 dicembre 1990 - “...Preoccupante la richiesta dei forestali di aprire la bandita del Sasso Rosso, fra i migliori habitat per la selvaggina. Incontri con in programma lo studio di una soluzione atta a salvaguardare le future piantagioni e nel contempo mantenere una certa garanzia di presenza del patrimonio faunistico...”

 

7 maggio 1992 - “...il presidente Boscolo fa notare lo scalpore provocato dalla caccia fuori stagione nella bandita del Sasso Rosso (effettuata dagli addetti dell’UCP). Purtroppo, malgrado la cattura di circa 14 capi, i frutti sono praticamente nulli in quanto i cervi superstiti hanno lasciato la zona e...ritorneranno in primavera...”

 

6 maggio 1993 - “...nella bandita del Sasso Rosso (riaperta) sono stati uccisi 72 cervi (46 M, 24 F e 2 cerbiatti) di cui 67 nella prima settimana...”

 

25 novembre 1993 - “...considerata l’apertura della caccia alta nella bandita del Sasso Rosso, viene proposta la nuova bandita di Vinéi-Fieudo...”

 

La selvaggina cacciabile presente nel comprensorio

 

Nel comprensorio  della SCG sono presenti tutte le specie di selvaggina cacciabile a caccia alta (a parte il cinghiale), mentre mancano (o sono rare) alcune specie di bassa (coniglio selvatico, fagiano comune e selvaggina acquatica in generale).

 

La selvaggina di caccia alta

 

Camoscio, cervo, capriolo e marmotta rappresentano la selvaggina cacciata nella nostra regione. Una volta si cacciavano soprattutto le marmotte e i camosci, mentre in tempi più recenti i nembrotti nostrani dedicano molte ore anche al cervo. Il capriolo ha avuto momenti d’interesse alterni con chiusure alla caccia, di modo che non ha mai rappresentato una delle prede più ambite. 

 

La selvaggina di caccia bassa

 

Nel comprensorio della SCG: lepre bianca e grigia, fagiano di monte e pernice bianca sono i principali capi di selvaggina dell’attuale caccia bassa. Saltuariamente vi è la possibilità di cacciare anche qualche beccaccia e le ghiandaie. Quando si facevano ancora azioni di ripopolamento su larga scala, venivano cacciati sia i fagiani comuni sia le lepri comuni di...allevamento.

La caccia ai carnivori in passato

 

Sin dalla sua fondazione, la nostra società ha dedicato molta attenzione alla lotta ai carnivori predatori (ai tempi definiti “animali nocivi”). Convinto e appassionato  sostenitore di questa caccia è stato il nostro socio onorario defunto Virgilio Dotta sen.. Per lui, il segreto del mantenimento del patrimonio faunistico della regione è sempre stato quello di decimare la presenza di predatori sia rapaci sia canidi o mustelidi.

Tra i soci cacciatori di carnivori più assidui citiamo Carletto Marchetti (U ), Eugenio detto Déni Dotta (U ), Michele Vella (U e Guido Beffa.

Agli inizi del ‘900 questa caccia veniva effettuata con veleni (“bocconi” con fiale di cianuro o tendini secchi riempiti di stricnina) e con tagliole (ferri a scatto). Per cacciare con il fucile i rapaci, si usava adescarli con un gufo vivo legato a un palo con una corda.

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono alla caccia ai carnivori.

 

27 settembre 1906 - “Il Socio Virgilio Dotta propone che venga nominata una commissione per la distruzione d’animali nocivi. La commissione vien così composta. Guardia Caccia, Gilo, Fabbris, Franchino Dotta, Borelli Arnoldo...”

 

9 giugno 1907 - “...Il socio Augusto Motta propone alla Società, e la Società approva, una gratificazione di Fr 5.- ad ogni persona che indicherà al guardiacaccia una nidiata di volpi; alla condizione però che si riesca a distruggere tutta o in parte la nidiata stessa....”

 

30 dicembre 1908 - “...si accorda un credito di Fr 50.- per il solo acquisto di veleni....”

 

1 gennaio 1915 - “...Bertazzi non è contrario a che la società acquisti ancora un ferro da volpe, ma stima che non si debba abbandonare l’uso dei veleni...”

 

16 dicembre 1923 - “...Si risolve di non immettere nuova selvaggina essendovene in esuberanza. Infatti il numero di lepri uccise dai soci nel 1923 ascende a circa 100...(...)...si va d’accordo di impiegare tutti i mezzi possibili per la distruzione di animali nocivi...(...)...I ferri e i veleni verranno poi distribuiti fra i soci ai quali si fa fervido appello onde abbiano a prestarsi volonterosi...”

 

9 maggio 1927 - “...Coi ferri vennero distrutte...ben 20 volpi, 5 martore e 4 faine...”

 

11 maggio 1935 - “...Distruzione nocivi - risultato abbastanza lusinghiero: 22 volpi e 13 martore. Di conseguenza avremo selvaggina. Così bisognerebbe distruggere gli uccelli rapaci eventualmente a mezzo gufo della federazione...”

 

21 maggio 1937 - “...Vennero notificate 12 volpi. Nell’ultimo triennio rispettivamente 28, 24, 32. Si constata una forte diminuzione di queste, mentre che le faine e le martore vanno aumentando. Furono notificate 10 delle prime e 8 delle seconde. ..”

 

30 aprile 1938 - “...C’è sempre un numero di lottatori (anche per le aquile). Un tentativo fu fatto alla Sella con un cane ucciso riempito di bocconi. Lo stesso anche sul Rotondo e in Valleggia....”

 

27 febbraio 1941 - “...Il presidente Dotta chiede di accordare un piccolo credito per la lotta contro le aquile. In Cristallina due di queste sono scomparse colle poiane avvelenate....”

 

(?)1943“...un grande inconveniente, difficile da eliminare, i gufi in Val Bedretto che fanno strage. Furono osservati molti astori, però meno faine e volpi vecchie. ... Da segnalare l’uccisione di un gufo reale in Tamblina da parte di un nostro socio. Questo uccello, ora imbalsamato, rende buon servizio nella caccia al volo dei rapaci diurni...”

 

10 febbraio 1945 - “...Fu catturata un’aquila da parte di Marchetti; fu veramente una bella presa e sarebbe buona cosa autorizzare il Comitato per la distruzione di queste. Di volpi e di faine non ce n’è più tante, ma purtroppo di aquile sì. (...) Ci fu riferito che anche i gufi fanno strage in Val Bedretto e non c’è dubbio poiché furono trovate molte lepri mezzo divorate...”

 

15 dicembre 1950“...Fu intrapresa una grande lotta ai nocivi. Solo in quel di Airolo furono distrutte 43 volpi ed 8 faine...”

 

30 gennaio 1954 - “...Gilo Dotta accenna per finire che il socio Carletto Marchetti ha ripulito la bandita dalle volpi...”

 

12 giugno 1963 - “...premio per la distruzione di faine Fr 20.- e Fr 15.- per le volpi...”

 

La caccia ai carnivori attuale

 

Attualmente sia i veleni sia le tagliole sono proibite. La caccia ai carnivori è regolamentata in modo molto restrittivo e vien permessa a persone designate dall’UCP solo con il sistema di appostamento in luogo fisso con fucile a pallini.

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono ad anni più recenti di caccia ai carnivori.

 

10 maggio 1980 - Quest’anno lo Stato ha rifiutato il permesso per l’uso del fucile nella caccia ai nocivi autorizzando solo la posa di trappole...Nella stagione 1979 erano state catturate nella nostra regione 60 volpi, 9 martore e 18 faine...”

 

27 febbraio 1988 - “...caccia ai carnivori - La schiera di appassionati di questa caccia si fa sempre più sottile come pure i risultati. Con i mezzi legali a disposizione oggi nelle nostre zone una caccia che effettivamente renda non è più possibile. Si sta pensando di introdurre nuovi sistemi...”

 

26 maggio 1994 - “...è stata trovata in Valle Bedretto una volpe colpita da echinococco (verme molto pericoloso anche per l’uomo). Per chi si occupa di caccia ai carnivori, occorrerà pertanto la massima prudenza...”

 

 

Allevamento e ripopolamento di selvaggina

 

La società si è sempre preoccupata dei problemi legati all’allevamento e al ripopolamento soprattutto di lepri, sia da parte di singoli soci, sia in collaborazione con altre società leventinesi. Ci sono però state esperienze anche per altri animali selvatici: per esempio la cattura e il lancio di marmotte oppure tentativi di allevamento del fagiano di monte.

Un grosso merito per la SCG c’è stato in particolare nella reintroduzione del capriolo (vedi capitolo a parte).

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono all’allevamento e al ripopolamento di selvaggina.

 

30 dicembre 1909 - “...Il Comitato è incaricato di fare acquisto di 3-4 coppie di fagiani e di una decina di lepri, ritenuto che la spesa complessiva non superi i 400.- Fr e che siano lasciate libere nella valle Bedretto sponda sinistra....”

 

6 giugno 1934 -. “...Lancio lepri - Queste furono mandate dalla Federazione Cantonale al prezzo di Fr 16.- l’una. Perciò ne abbiamo comperato 20, di cui 15 vennero lanciate a Villa Bedretto e 5 nel Sasso Rosso...”

 

11 maggio 1935 - “...Lepri e conigli - Dietro proposta del presidente Dotta si decide di far acquisto di lepri ancora in primavera e se si presenta l’occasione di acquistare una dozzina di conigli per l’immissione sotto Brugnasco...”

 

10 febbraio 1945 - “...Si dovrebbe aprire la bandita del Cristallina sotto controllo per alcuni giorni per uccidere i maschi. Dr Bonetti vorrebbe che la questione dei maschi fosse interpretata bene e si spiega: 1) si uccidono i giovani e non ci sono più le lotte per la selezione. 2) non c’è più emigrazione. 3) i vecchi non saranno più atti alla fecondazione..

 

 

.”

I fagiani comuni

 

La caccia ai fagiani comuni veniva effettuata un tempo solo nella bassa Valle Bedretto (tra Bedretto e Fontana). Si trattava però di capi d’allevamento lanciati durante l’anno. Gli stessi, allevati soprattutto nelle “gabbie d’oro” (così definite perché costose) del demanio cantonale di Gudo, non hanno mai attirato molti cacciatori della zona. Anche perché il comportamento di questi uccelli era poco...selvatico e molto da...pollaio. 

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono all’allevamento e al ripopolamento di fagiani comuni.

 

27 dicembre 1907 - “...Il socio Virgilio Dotta propone di far venire 50 uova di starne e 50 uova di fagiani dalla Boemia per esperimento, facendoli covare dalle galline; tale proposta vien accettata...”

           

27 febbraio 1941“...25 fagiani furono rilasciati sopra Ronco e 15 nella Faura del Sasso Rosso...(...)....dove furono trovate delle covate che però risultarono non fecondate. Dietro questa constatazione fu rilasciato un maschio nel mese di agosto...”

 

Le coturnici

 

La coturnice era molto cacciata, soprattutto nelle zone di Brugnasco-Munt da Vent, Pontino, Sella, Fieudo-Cavanna. Considerato il pericolo di una sua estinzione, ne è stata proibita la caccia. Tuttavia non si è mai più ripresa, dimostrando che il motivo principale della sua poca presenza non era dovuto alla caccia ma probabilmente all’abbandono degli alpi e dei maggenghi.

 

Ecco uno stralcio dei verbali della SCG che si riferisce al ripopolamento di coturnici.

 

10 maggio 1980 - “...Lo stato ha lanciato un nutrito gruppo di coturnici nella zona di Fontana. Non si sono però più viste...”

 

Le lepri

 

La caccia alla lepre sia comune sia variabile era molto praticata nella nostra regione.

La lepre comune era all’ordine del giorno di ogni assemblea, perché da sempre si effettuavano azioni di ripopolamento. I costi di questi capi provenienti dall’estero pesavano in modo significativo sulle uscite della gestione ordinaria. Di conseguenza si è dedicata molta attenzione alle iniziative di allevamento in zona, ritenendole più convenienti. Così nel trascorrere dei tempi ci furono soci che se ne occuparono con passione: dai primi tempi con Virgilio Dotta (nel recinto di là dell’Acqua e nel giardino dell’Hôtel Motta), in seguito con Guido Beffa (a Launc) fino ad oggi con Fabrizio Sartori (alla Mandra).

Un’importante iniziativa la si è avuta negli anni ‘70 con la realizzazione di un allevamento distrettuale delle lepri a Prato Leventina. Con una cinquantina di lepri riproduttrici, si ottennero diversi leprotti (120 leprotti - punta massima di produzione nel 1977). Purtroppo i cambiamenti intervenuti a livello federale e cantonale nella politica del ripopolamento hanno portato alla chiusura dello stabilimento già nel 1980.

Con queste lepri comuni venivano ripopolate un po’ tutte le zone del comprensorio sociale: i lanci si effettuavano in zone libere (Madrano-Brugnasco, Madirö, Villa-Ossasco,...)   mentre negli ultimi anni soprattutto nelle bandite.

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono all’allevamento e al ripopolamento di lepri.

           

13 febbraio 1906 - “...si risolve di acquistare per il ripopolamento 5 lepri, 4 femmine e 1 maschio...”

 

9 giugno 1907 - “...ogni socio resta invitato di introdurre lepri nella bandita qualora si presentasse l’occasione di acquistarne nell’interno della Svizzera, al prezzo massimo di Fr 5.-, ritenuto che ogni acquisto sia fatto controllare da un membro del Comitato e che presenti la relativa fattura...”

 

25 gennaio 1914 - “...Il Presidente Lombardi è contrario alla compera di altre lepri, raccomandando che si faccia il maggior sforzo per la distruzione degli animali nocivi. Bertazzi propone di acquistare anche quest’anno almeno N. 6 lepri, e questa proposta è accettata da tutti i soci presenti, escluso il Presidente, il quale domanda che sia registrato il suo voto contrario. In seguito alla dichiarazione del Presidente, il socio Felice Lombardi disdice il suo voto ed insiste perché sia considerato egli pure come contrario alla proposta Bertazzi...”

 

21 maggio 1937 - “...Il problema del ripopolamento  (ndr - nel giardino del Sig. Augusto Motta) è da studiarsi. Occorre una sistemazione migliore per riparare le lepri all’aperto, sia dalle intemperie che dalla vista dei curiosi...(...) Occorre sottrarle alla vista dei bambini delle scuole. Bisognerebbe ripetere l’esperimento con una 20.ina di lepri femmine, ma con un sol maschio; preparare con sacchi un nascondiglio...”

 

11 dicembre 1941“...Lepri - Esiste il pericolo della consanguineità (dopo 2 o 3 generazioni). Bisognerebbe, ogni anno o due, immettere alcuni maschi. ....”

 

10 febbraio 1945 - “...Interessante fu anche la cattura di una lepre nera (Dr Bonetti) ed una seminera. Pare trattarsi di melanismo...”

 

11 dicembre 1948 - “...Spese casetta lepri - Le spese ammontano a Fr 790.- Il pres. Dotta dà ragguagli in merito e fa osservare che rimane da pagare il nutrimento per queste lepri (barbabietole da zucchero ed avena)....”

 

4 febbraio 1971 - “...Lepri...lanciate: un gruppo (Ungheria) Valle e Sasso Rosso; un gruppo (Lanzetti Biasca) Val Canaria; un gruppo (Danimarca) di fronte a Fontana; un gruppo (Ungheria) a Bedretto; un gruppo (fratelli Bernasconi-Bar) al silo Scerri. Un gruppo è stato tenuto da Guido Beffa per allevamento.

 

3 febbraio 1973 - “...Il pres. Boscolo accenna agli ottimi risultati ottenuti con l’allevamento delle lepri grigie e bianche appartenenti alla società e ringrazia il socio Guido Beffa per il suo interessamento. Aggiunge che in estate sarà convocata un’assemblea straordinaria per decidere sulla costituzione di un centro d’allevamento distrettuale...”

 

28 febbraio 1976 - “...Lepri - ne sono state lanciate 42 (provenienti: 16 da Stalvedro, 22 da Prato Leventina e 4 da Nante....Fagiani comuni -  ... 60 soggetti lanciati tra il Ponte di Villa e Fontana....Catturati soltanto 12...”

 

22 aprile 1978 - “...Allevamento di Prato Leventina: delle 27 coppie, 14 hanno figliato con nascita di 78 leprotti dei quali 25 sono morti. Durante la stagione sono stati lanciati 31 soggetti adulti e 64 giovani...”

 

10 maggio 1980 - “...L’allevamento di Prato Leventina è stato chiuso in quanto anche lo Stato ha rinunciato ad allevare lepri...”

 

5 marzo 2004 - “...l’anno scorso abbiamo effettuato diversi lanci di lepri comuni: ben 14....il costo per lepre a carico della società è di 100.- Fr...”

 

Le marmotte

 

Le marmotte sono i selvatici più facilmente gestibili. La nostra società l’ha dimostrato effettuando nel corso degli anni diversi tipi di esperienze: l’allevamento in un recinto di proprietà del socio onorario Virgilio Dotta di là dell’Acqua, la cattura di marmotte con trappole nella regione della bandita di Pontino, il ripopolamento di diverse zone del comprensorio e la creazione di zone di protezione specifiche. 

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono all’allevamento e al ripopolamento di marmotte.

 

9 maggio 1927 - “...Da tutti si deplora lo sterminio delle marmotte che se si continua di questo passo saranno ben presto del tutto scomparse. Le cacciano i fanti degli alpi che tutti hanno il fucile d’ordinanza con sè e le prendono pure coi lacci. Si decide di prendere le misure necessarie, sebbene che un po’ in ritardo, onde evitarne la completa distruzione...”

 

11 dicembre 1941 - “...Per chiudere il pres. Dotta raccomanda ai cacciatori di non uccidere le marmotte che hanno preso dimora presso il lago di Nante...”

 

18 marzo 1946 - “...Le marmotte si erano propagate in modo sorprendente e d’altra parte bisogna tener presente che fu aperta la caccia nelle zone militari, zone chiuse dall’inizio delle ostilità nel ‘39. E fu appunto il servizio militare in queste zone che ha indotto molti a venire a cacciare quassù...”

 

4 febbraio 1955 - “...Si potrebbe ripopolare Pesciüm con marmotte catturate a Fieudo...(...)...si decide di: 1) catturare le marmotte pagando Fr 5.- cadauna a colui che le cattura per immetterle a Pesciüm. 2) Bandita per due anni - Riale Nante-Riale Fontana...”

 

19 dicembre 1968 - “...Vien letta una lettera del Sig. Bruno Bassi per ciò che concerne il danno ai prati (ndr - a Stüei) causato dalle marmotte...”

 

22 dicembre 1971 - “...In 7-8 giorni vennero catturate 6 marmotte a Pontino e liberate nella zona di Pesciüm...”

 

30 luglio 1973 - “ Cattura e lancio marmotte primavera 1973 -  ...21 esemplari catturati e liberati....: 6 sopra Bedretto, 5 sopra Roncaccio (esperimento per vedere come si comportano nel bosco), 6 sopra Ronco (Bedretto) dalla parte sinistra del riale e 4 in Val Canaria sulla sponda destra.

 

28 febbraio 1976 - “...in maggio (1975) si è provveduto alla cattura di marmotte con ottimo successo. Catturate a Pontino, sono state immesse: 12 in Valle Bedretto (sponda sinistra), 7 nella bandita di Pesciüm e 4 in Val Canaria (in basso)...”

 

Selvaggina in difficoltà e interventi della SCG

 

La vastità del comprensorio della società, la varietà della conformazione del territorio e la durezza dell’inverno hanno da sempre impegnato la società in interventi per impedire o alleviare le difficoltà alle quali si vede confrontata annualmente la selvaggina.

 

Inverni difficili per il capriolo

 

Le esperienze fatte dai nostri soci dopo la reintroduzione del capriolo (da prima della seconda guerra mondiale ad oggi) dimostrano come questo capo di selvaggina non trovi un habitat ideale nel comprensorio della nostra società, soprattutto in Valle Bedretto. Pur mantenendosi presente, stenta ad aumentare quantitativamente. Il numero di caprioli che non superano un inverno con innevamento normale, specialmente giovani, è generalmente consistente. Se poi la coltre nevosa è sovrabbondante, allora si può assistere a delle indesiderate decimazioni (vedi ad esempio gli inverni del 1951 o del 1976). Cause di mortalità sono da attribuire in particolare a: sfinimento per la troppa neve, valanghe, investimenti da treni o da auto e predatori.

Con l’apertura (ogni due anni) al solo maschio, gli effettivi si erano mantenuti abbastanza costanti. L’apertura annuale con la possibilità di abbattere anche la femmina, oltre ad attirare molti cacciatori passati dalla bassa (sempre meno attrattiva) all’alta aumentando così la pressione venatoria su questi capi,  si è rivelata disastrosa al punto tale che si è dovuto correre ai ripari e decidere di chiuderne la caccia in tutta la valle.

Tra i cacciatori serpeggia inoltre una certa preoccupazione per il ritorno della lince e del lupo che potrebbero ulteriormente incidere sui già deboli effettivi di questa specie.

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono agli inverni difficili per il capriolo.

 

23 dicembre 1959 - “...Questione dei caprioli -È stata molto discussa, e circa l’apertura della caccia a questo genere di selvaggina c’è il pro e il contro. Se l’apriamo, abbiamo qui tutto il Cantone, noi dunque siamo contrari...”

 

28 febbraio 1976 - “...la situazione precaria avuta durante il periodo da fine marzo al principio di aprile...abbondantissime nevicate...La selvaggina che maggiormente ha subito le conseguenze è senza dubbio il capriolo...Durante il periodo sopraccitato nel comprensorio della nostra società sono stati reperiti di sicuro 49 cadaveri di capriolo e 2 di cervo femmina. Nel capriolo il 70% erano femmine e quasi tutte portavano due feti. Valutando bene possiamo affermare che il 60% del nostro patrimonio faunistico in caprioli è andato perso....Sulla tratta Stalvedro-Pont Sort i caprioli investiti dai treni ammontano a 19 soggetti...”

 

22 aprile 1978 - “...le recenti mangiatoie installate recentemente contengono foraggio a base di mele che pare sia abbastanza apprezzato da caprioli e cervi....Anche quest’anno sono stati catturati diversi caprioli e sistemati nel recinto del campo da tennis del cantiere Pollini  a Stalvedro....alcuni sono morti per i soliti motivi: tre soggetti sono stati ritirati dall’UCP...”

 

18 maggio 1984 - “...sono stati trovati quest’anno (1984) 5 caprioli sbranati dai cani che, lasciati liberi dai loro padroni, gironzolavano liberamente nei boschi. Il guardiacaccia fa notare che sono state fatte delle contravvenzioni ai padroni...”

 

27 febbraio 1988  - “...174 abbattimenti di capriolo in Leventina. In diverse sedi si è già formulata la proposta di un’apertura continuata ogni anno. Pensiamo che per noi sarebbe la rovina totale....A nostro avviso almeno per le nostre zone una caccia regolarmente aperta ogni anno porterebbe in poco tempo ad uno sfoltimento insopportabile di questo selvatico. Con l’apertura biennale attuale, in anni di inverni miti la caccia sarà positiva e in anni duri lo sarà meno, ma un minimo sarà sempre garantito. È un discorso vecchio ma a nostro avviso sempre valido. Il capriolo non sarà mai, almeno da noi, l’alternativa per una caccia bassa alla deriva...”

 

16 maggio 1997 - “...per il capriolo l’abbattimento nella nostra zona di ben 52 femmine lascia molto perplessi, soprattutto se vengono considerati i dati dei censimenti notturni: 1993 - 112 capi; 1994 - 83 capi; 1995 - 116 capi; 1996 - 81 capi; 1997 - 34 capi...”

 

17 aprile 1998 - “...difficile situazione del capriolo creatasi, specialmente in Valle Bedretto, a proposito delle recenti nevicate...”

 

2 febbraio 2001 - “...Visto i dati preoccupanti del capriolo, la nostra società rivendica una maggiore protezione dello stesso con la chiusura per la stagione 2001 a nord del Piottino...”

 

Mangiatoie e foraggiamento per capriolo e cervi

 

I caprioli in difficoltà in passato, non appena individuati, venivano catturati vivi e portati dapprima in stalle o in recinti (ex-campo da tennis di Stalvedro) e poi rilasciati dopo alcuni giorni. Gli esiti non sempre sono stati positivi. Per cercare di aiutare caprioli e cervi (quest’ultimi solo nel momento delle loro prime apparizioni quando erano in numero ancora contenuto), si sono costruite delle mangiatoie per il foraggiamento invernale. Ma anche questi interventi in seguito sono stati abbandonati, soprattutto dopo l’aumento eccessivo dei cervi.

 

Dai verbali della SCG ecco alcuni passaggi della relazione del guardiacaccia Pedrini sulle mangiatoie e il foraggiamento.

 

7 aprile 1979 - “...Pedrini ha parlato dapprima del lavoro svolto dal 1972...Molte le esperienze tentate: foraggiamento con elicottero, catture di caprioli poi tenuti in stalla, mangiatoie di fortuna, ecc. con risultati non sempre positivi. Ciò che ha portato (anche grazie allo scambio di informazioni e di esperienze con i guardiacaccia grigionesi e alla fattiva collaborazione della locale società di caccia) alla creazione di mangiatoie di tipo particolare, all’impiego di foraggiamento speciale ed a sistemi nuovi di intervento in caso di animali in difficoltà. Attualmente nella zona ci sono 14 mangiatoie e circa 30 posti con lecche saline (limitate alle bandite). Oltre alla società cacciatori del Gottardo, collaborano con il guardiacaccia l’ECEZ (macchinario speciale) e la scuola montana di Lugano (fieno).Concludendo Pedrini ha detto che sono previste costruzioni di altre mangiatoie e sarebbe auspicabile la partecipazione diretta di giovani scolari per il foraggiamento degli animali...Per la prossima stagione si prevede di avere a disposizione: 3 q di sale speciale, 6 q di mangime e 15 q di fieno, oltre a mazzi di frasche di frassino...e questo perché il capriolo si trova in difficoltà nell’alta valle durante gli inverni con grandi precipitazioni nevose...”

 

La cherato-congiuntivite del camoscio e interventi SCG

 

La cherato-congiuntivite del camoscio (malattia, causata da batteri, che porta l’animale alla cecità) si è sviluppata specialmente nella bandita del Sasso Rosso negli anni  ‘70. Subito la società è intervenuta, come si può leggere nei seguenti stralci dei verbali della SCG, collaborando con l’UCP. Due dozzine di camosci vennero abbattuti.

Casi di cherato-congiuntivite del camoscio sono stati segnalati da alcuni soci anche nella regione del S. Gottardo al confine con Uri.

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono alla cherato-congiuntivite del camoscio.

 

30 luglio 1973 - “...Malattia camosci nella bandita del Sasso Rosso - ...La malattia che colpisce i camosci è chiamata cherato-congiuntivite. È paragonabile al “sücc” delle capre...(...)...rimedi contro questa malattia pare non ce ne siano. I diversi istituti veterinari consigliano di individuare i soggetti colpiti dalla malattia e di abbatterli. Abbiamo provato a disporre nella bandita del Sasso Rosso ed in Val Canaria delle saline minerali con antibiotici per tentare di porre un rimedio. Siamo però stati costretti a ritornare sui nostri passi  (ndr - consiglio del Dr Ratti, capo uff. caccia nei Grigioni) in quanto queste saline attirano enormemente il selvatico e soggetti ammalati che le leccano possono infettarne altri estranei alla malattia fino a quel momento....(...)...si decide di intervenire energicamente per poter ottenere qualcosa di concreto presso l’Ufficio Caccia e Pesca e la Federazione...”

 

18 maggio 1984 - “....all’inizio di settembre 1983 si è dovuto intervenire nella bandita del Sasso Rosso in quanto si sono constatati alcuni casi di cherato-congiuntivite nei camosci e alla fine dell’anno ne sono stati abbattuti 8...”

 

5 aprile 1986 - “...nella bandita del Sasso Rosso in varie occasioni i guardiacaccia con l’aiuto di alcuni soci della nostra società hanno dovuto abbattere 23 camosci colpiti dalla cherato-congiuntivite...”

 

14 dicembre 1990 - “...un piccolo aneddoto successo al nostro vicepresidente nonché sindaco del paese...Trovatosi di fronte un anzello di camoscio ammalato di cherato-congiuntivite, non ha avuto il coraggio di sparargli...Il camoscio, intuendo la forza degli onorevoli, ha pensato bene di suicidarsi davanti al sindaco dopo un salto di diversi metri in un precipizio...”

 

26 maggio 1994 - “...si è proceduto all’abbattimento di diversi camosci colpiti dalla cherato-congiuntivite nella zona di Fortünei...”

Scomparsa e riapparizione di selvaggina

 

Nel  nostro territorio ci sono specie di selvaggina che sono scomparse e non sempre sono riapparse in modo naturale; alcune sono state reintrodotte.

 

Animali scomparsi

 

Tra i principali animali scomparsi dal Ticino (e quindi anche dal nostro comprensorio) alla fine del XIX. secolo troviamo: l’orso bruno (ultimo esemplare abbattuto sul Camoghè nel 1891; nella regione del S. Gottardo nel 1833, ucciso da Jori Natale e Fransini Antonio), il lupo (ultimo esemplare abbattuto a Iragna nel 1871), la lince (ancora presente all’inizio del 1800 ma poi scomparsa senza che sia stata indicata una sua ultima cattura), il gipeto o avvoltoio degli agnelli (ultima cattura in Valle Maggia nel 1869), il gallo cedrone o urogallo (ultimo avvistamento in Ticino a Bosco Gurin nel 1959) e la lontra (ultimo avvistamento in Ticino a Linescio nel 1979).

 

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono ad animali scomparsi.

 

20 aprile 1929 - “...Si affaccia l’idea d’una bandita per fagiani, con eventuale immissione di “Urogalli maggiori” e tutti ne sono d’accordo riconoscendone l’importanza...”

 

6 giugno 1934 - “Urogalli - Le uova acquistate l’anno scorso dalla Federazione andarono male perché gli embrioni erano morti. Quest’anno pare si intenda provare ancora...”

 

Reintroduzione del capriolo da parte della SCG

 

All’inizio del XIX. secolo il capriolo non era più presente nella regione del S. Gottardo. Negli anni 1932-1934 la SCG liberò nella bandita del Sasso Rosso cinque esemplari acquistati in Austria.

Nel 1937 si contarono 15 caprioli nei comuni di Airolo e di Bedretto.

Da allora i caprioli si sono moltiplicati un po’ ovunque.

La caccia venne aperta per la prima volta nel 1966 solo al maschio adulto e ad anni alterni. Nel 1996 è stata permessa la caccia anche alla femmina adulta, con apertura annuale. Dal 2001 si può cacciare anche il piccolo dell’anno.

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono alla reintroduzione del capriolo.

 

6 giugno 1934 - “...Nel Sasso Rosso - vennero immessi due caprioli. Quest’anno vennero aggiunte due femmine; dato che il maschio, però, è stato ucciso e che il figlio della prima femmina, sul quale contavamo per la riproduzione è pure stato trovato morto, bisognerà comandarne un altro: per quest’ultimo abbiamo già il permesso d’importazione. I caprioli femmina acquistati costarono Fr 196,25, comprese le spese di viaggio. La sottoscrizione ha fruttato Fr 123.- Dato che il Dipartimento ci rimborsa il 50% abbiamo ancora Fr 30.- Siccome il maschio ci costerebbe Fr 81.- dobbiamo ancora avere qualche denaro in più. (...) Motta A. vorrebbe provocare un decreto che proibisca l’uccisione dei caprioli in Leventina - pare che nel Ct Uri sia così....Fabbris osserva che i caprioli sono già protetti dalla legge per tutto il Cantone...”

 

29 maggio 1936 - “...Il risultato dei caprioli non è soddisfacente. Uno fu ucciso dall’aquila, un altro da un cane ed un terzo fu trovato morto presso Madrano...”

 

21 maggio 1937 - “...Di caprioli sembra essercene ancora (2 furono visti sopra Fontana ed Ossasco); probabilmente una capra fu presa, ma più tardi uccisa da un maschio, questa portava 2 piccoli. Il presidente Dotta dice essere inutile fare grande assegnamento su tale selvaggina. Forse più in basso sarà più favorevole, come sopra Dalpe ad es.. Chi dice di averne visti 3 sopra Brugnasco ? Insomma in tutto ne devono essere comparsi una 15.ina...”

 

20 aprile 1939“...Lombardi Severino riferisce di aver visto diversi caprioli in Val Canaria...”

 

27 febbraio 1941 - “...Caprioli: ce n’è un po’ dappertutto, ma sono troppo disturbati. Il presidente Dotta non sa se questa sia una selvaggina sulla quale si possa fare un grande assegnamento, non per il nutrimento, ma a causa della neve. Porta il caso verificatosi ad Andermatt ove otto furono distrutti dalle volpi...”

 

11 dicembre 1941 - “...In Löita Bella l’anno scorso furono rinvenuti due caprioli sbranati dalle volpi, ciò è dovuto all’abbondanza di neve caduta. I caprioli si sono moltiplicati un po’ ovunque. A Ronco furono visti 7. Un altro gruppo fu visto a nord di Bedretto. Ce n’è anche nel Sasso Rosso. In più, in Val Canaria una famiglia; a Ravina, Bosco di Altanca, Giuf. Conclusione: il capriolo rimarrà nei nostri paraggi...”

 

 

Ricomparsa del cervo

 

Scomparso dal territorio svizzero nel 1850, si è ripresentato nei Grigioni verso la fine del XIX. secolo. Nel 1916 si è registrato il primo avvistamento in Leventina. In seguito il numero di capi è aumentato progressivamente e notevolmente. Oggi, in determinate zone, la sua presenza numerica troppo elevata (pur essendo cacciato) è causa di danni all’agricoltura e alle foreste.

Le prime aperture alla caccia al cervo si sono effettuate in Ticino negli anni 1962-1966-1968-1970 e, dal 1972, annualmente.

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono alla ricomparsa del cervo.

 

27 febbraio 1941 - “...Cervi - Furono visti due esemplari che vi sono probabilmente da due anni. Il presidente Dotta si è interessato per averne. Dai Grigioni si potrebbe ottenerne al prezzo di cattura (Fr 50.- circa)...”

 

11 dicembre 1941 - “...Cervi - È da esaminarsi il caso, se non sia il caso di introdurli anche da noi, a condizione che questi vengano rispettati dai cacciatori. In Val Piana (Ronco) fu visto un maschio. Il pres. ha insistito per acquistare una o due femmine da rilasciare in Val Bedretto. Il Dipartimento dovrebbe interessarsi presso il Canton Grigioni. Noi dovremmo votare una 50.ina di Fr...”

 

7 dicembre 1960 - “...Dotta V. jun propone di aprire la caccia ai cervi e caprioli durante la prima settimana. Dotta V. sen. ne spiega il perché. In Val di Blenio questi sono molto numerosi e causano parecchi danni. Si potrebbe organizzare una battuta, lasciando cioè cacciare i cacciatori istituendo una tassa di Fr 60.- per cervo e Fr 30.- per capriolo...”

 

30 luglio 1973 - “...Apertura supplementare del cervo nel 1973 - ...sarà aperta la caccia al cervo anche se non cade nell’anno esatto, in quanto sarebbe riservata al capriolo. ..(...)...in diversi luoghi della media e bassa Leventina il cervo ha fatto enormi danni alle coltivazioni ed in orti situati in paese...Il cervo è un animale che si sta spostando da est ad ovest, oltre alla normale migrazione che va dalla zona del Piottino fino in fondo alla Valle Bedretto per quanto riguarda l’alta Leventina. (...) Per non arrivare un giorno a dover abbattere esemplari in abbondanza a causa del soprannumero e per proteggere un po’ la marmotta (in quanto è risaputo che il cacciatore che va a caccia del cervo buona parte del suo tempo lo dedica a questo selvatico, risparmiando un po’ la marmotta), si è deciso anche in sede di Comitato Distrettuale di proporre alla Commissione Paritetica della Caccia l’apertura annuale del cervo...”

 

5 aprile 1986 - “...L’attenzione nella scorsa stagione (1985) è stata concentrata sulle novità riguardanti il cervo. Per questo ungulato gli esperti avevano detto che si dovevano prelevare dai 400 ai 500 capi per arrestare la crescita, onde cercare di contenere i danni causati all’agricoltura e alle piantagioni forestali. Dal momento che queste cifre non sono state raggiunte si è proceduto in determinate zone a prelievi (definiti impropriamente “cacce selettive”) con esito non sempre soddisfacente...(...)...Per l’apertura al cerbiatto si effettua un sondaggio: 1 favorevole - 25 contrari...”

 

27 febbraio 1988 - “...Non bisogna avere paura di cercare di contenere il cervo...Ben difficilmente riusciremo nel nostro cantone a distoglierlo, però dobbiamo esser cauti e non considerarlo solo come un “animale dannoso, nocivo e piaga dei boschi e dei coltivi” e lasciarci prendere la mano dalle reclamazioni ed accettare ogni misura atta alla sua riduzione...”

 

Lanci e ricomparsa dello stambecco

 

Lo stambecco scomparve dalla nostra zona alla fine del XVI. secolo.  

Nel 1906 venne reintrodotto in un parco di San Gallo. Nel nostro comprensorio non ci sono stati lanci di stambecchi. Nelle vicinanze della nostra regione la reintroduzione con stambecchi catturati nei Grigioni e liberati avvenne solo nel 1953 (Campo Tencia), nel 1974 (Robiei), nel 1976 (Campo Tencia) e nel 1987 (Cadagno). Questi lanci diedero buon esito. Ora, giunti nel nostro territorio in modo spontaneo, ne possiamo osservare soprattutto nella Val Torta (Cristallina), a Ruinò, al P.zo Gallina, al P.zo Lucendro, al P.zo Valletta, al P.zo Giubing e se ne sono visti anche al passo S. Gottardo.

 

Ecco alcuni stralci dei verbali della SCG che si riferiscono allo stambecco.

 

15 marzo 1952 - “...Vien sollevata la questione degli stambecchi. Si potrebbe fare una prova nella bandita del Cristallina. Il Cantone sarebbe disposto a procurarli dietro un piccolo compenso...”

 

3 febbraio 1973 - “...Problema dei mufloni - Questi disturbano i camosci, perciò la cosa è abbandonata; piuttosto rilasciare degli stambecchi...”

 

Ricomparsa del gipeto, della lince e del lupo

           

Alla fine del XX sec. in Svizzera sono stati liberati degli esemplari di gipeto e lungo le montagne settentrionali del Ticino (quindi anche nella nostra zona) ci sono stati degli avvistamenti di questo rapace. E’ stata pure accertata, all’inizio del 2000, la ricomparsa temporanea del lupo (Valle Bedretto) e di alcune linci (Alta Leventina). Non vi sono invece più state segnalazioni di orsi (un esemplare è ricomparso, ma solo temporaneamente nei Grigioni nel 2005), urogalli  e lontre.

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