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Il Giro delle cappelle

Čèura Mata e Stella Alpina, vi augurano buona passeggiata.

Testo di Čèura Mata

Foto di Čèura Mata e Luca Bettosini

Si ringrazia la rivista Vivere la Montagna da cui è stato tratto questo articolo per la preziosa collaborazione.

  

Il giro delle cappelle: l'ho voluto chiamare in questo modo perchè transita da tutte le cappelle della valle Bedretto. È una passeggiata adatta a tutti, che non presenta alcuna difficoltà.

 

Questa passeggiata, in ogni stagione (inverno escluso) presenta una sua specificità; il periodo che dà la possibilità di godere appieno dello splendore della natura è la primavera (da metà maggio a fine giugno, a dipendenza della lunghezza dell'inverno): si può scoprire una valle piena di colori e profumi, di animali selvatici e dell'amichevole canto del cuculo.

Il giro delle cappelle, l'ho voluto chiamare in questo modo perchè transita da tutte le cappelle della valle Bedretto. È una passeggiata adatta a tutti, che non presenta alcuna difficoltà.

Una passeggiata che, con tutta la famiglia (dal nonno ai nipotini), può richiedere dalle 2 ore e 30 min. alle 3 ore, o anche tutta la giornata, se visitate tutto con calma. Sia da un lato che dall'altro della valle, si trovano dei bellissimi punti dove fermarsi per una sosta rilassante o per fare un bel picnic (facendo evidentemente attenzione a non calpestare l'erba dei prati da falciare nella stagione estiva).

Durante la passeggiata si possono vedere le varie opere che gli uomini di ogni tempo hanno costruito per difendersi dai pericoli dell'inverno. Nell'abitato di Bedretto, sul vecchio muro di protezione (detto freccia) si può notare una croce di legno indicante la data dell'ultima valanga che fece vittime nei villaggi della valle e la lapide che li ricorda. Si possono inoltre osservare le opere a difesa dalle piene dei torrenti, il terrapieno del Ri di Bedretto e lo speciale imbrigliamento del Ri di Villa (Ri = riale /torrente).

In località Villa Bedretto, si incontra la bella chiesa dedicata ai santi Maccabei, che presenta la sua principale peculiarità nel campanile a forma di lama per fendere la valanga o “il boff” ( al momento della sua costruzione, il muro di protezione che ora si erge a difesa del paese non esisteva). Molto bello è anche il cimitero, con la sua forma circolare che crea un bel contrasto con le linee geometriche della chiesa.
Nella frazione di Ossasco, proprio in piazza, si può ammirare casa Orelli, monumento storico protetto di importanza nazionale, ora appartenente alla famiglia Rossi.
In località Ronco Bedretto, dietro al sedime della cava, si può intravedere l’imbocco di quello che sarebbe dovuto essere il collegamento ferroviario con il Vallese e con Uri (la famosa finestra di Bedretto), ma che non si è mai ultimato. Da questo portale, entrando per circa 2 Km, si incrocia la linea ferroviaria della Furka, che collega il canton Uri con l’alto Vallese, altrimenti raggiungibili transitando per il passo del San Gottardo ed il passo della Novena.

Itinerario

Partendo da Ronco-Bedretto:

Ci incamminiamo in direzione di Bedretto sulla strada principale godendo della splendida vista su tutto il tracciato che ci aspetta.

Svoltando la prima curva, troviamo la prima delle sette cappelle che incontreremo sul nostro cammino. Cappella dedicata all’Immacolata, un tempo privata, oggi di proprietà della parrocchia. La cappella si trova direttamente sulla strada, incastonata nel terreno protetta dal pericolo di valanghe. Pericolo che in questo punto è particolarmente forte, sia dal pendio sulla sinistra, che dal torrente a destra (Restaurata nel 2006).

Proseguendo sulla strada, in una decina di minuti si arriva in prossimità della piccola località di Bedretto (oggi abitata tutto l’anno da una decina di persone). All’imbocco del villaggio troviamo il terrapieno costruito nei primi anni 90 a protezione delle abitazioni del paese.

Nell’anno 1992, la sera del 1° aprile, la valanga che scese dopo tre giorni di intense nevicate lambí la casa delle dogane ed arrivò fino al fiume Ticino.

Nel nucleo di Bedretto, oltre alle pittoresche case tipiche della valle, troverete la bella chiesina dedicata ai Santi Sebastiano e Rocco.

La casa su cui è fissata la buca delle lettere, ha ospitato l’ultimo ufficio postale d’accettazione di Bedretto (chiuso nel 1994) ed è stata anche sede della scuola.

Saliamo per la strada che conduce alle case alte del villaggio, costeggiando la vecchia freccia (riparo valangario) costruita in sassi. Oggi il terrapieno che abbiamo visto all’entrata del paese dovrebbe garantire una maggiore sicurezza. L’altro grande riparo in cemento armato, quello sul lato est, deve protegge l’abitato dalla grande valanga o dal boff (spostamento d’aria) del ri di Bedretto. Circa a metà della “freccia” all’incrocio, troviamo (nascosta dietro l’angolo) la croce di legno, opera della guardia di confine sig. Riccardo Jacmolli, posta a memoria dell’ultima valanga che causò vittime nell’abitato di Bedretto, nel lontano 1863, quando 33 persone persero la vita.

La lapide posta accanto ricorda le vittime della famiglia Borelli.

Transitiamo poi accanto alle case alte del villaggio di Bedretto, da dove ci dirigiamo verso la seconda cappella. Cappella già di proprietà della famiglia Vella ed in seguito dei vicini di Bedretto, oggi appartiene alla parrocchia. Si trova in prossimità del Ri di Bedretto sotto un terrazzo del terreno, per proteggerla dalla valanga del Ri di Bedretto (considerata tra le piú devastanti della valle). È dedicata alla Madonna delle Grazie.

Ripartendo in direzione di Vallate, camminiamo sul coronamento del terrapieno costruito negli anni 80 a protezione dalle alluvioni. (Un torrente di cosí modeste dimensioni, dopo alcune ore di pioggia battente può trasformarsi in una forza distruttrice spaventosa e trascinare a valle quantità enormi di materiale). Questa diga dovrebbe servire a fermare il materiale trascinato dall’impeto delle acque. Se saremo fortunati (e non troppo chiassosi) appena transitati dal terrapieno, sulla nostra sinistra, potremo ammirare le marmotte, che, abituate alla vicinanza del villaggio, non scappano ormai piú.

Giungiamo in località Vallate. A monte degli stabili si trova la cappella di “Valè”, dedicata all’Addolorata. È la piú grande delle cappelle che incontreremo durante la passeggiata. Ancora oggi, il 16 Luglio (giorno di sabato che cade prima o dopo tale data), la cappella è meta di una processione con la statua della Madonna del Carmelo “o di Carmen”, che si trova nella chiesa parrocchiale di Villa Bedretto; viene portata dai membri dell’omonima confraternita. Dopo qualche anno di interruzione, questa tradizione è stata ripresa.

Pure in questo caso, notiamo che la cappella è parzialmente interrata. È, infatti, situata in un punto molto pericoloso a causa della grossa valanga che scende dal pendio dietro di essa.

Sembra costruita apposta per proteggere le stalle che ancora fino a pochi anni fa ospitavano le vacche durante l’inverno. La sera del 1 aprile 1992, quando la valle fu sepolta da una serie di valanghe, un contadino ( Forni E.) che vi si era recato a governare le vacche, dovette fermarsi a passare la notte nella stalla. Al mattino tutta la frazione era racchiusa tra le valanghe scese da entrambi i versanti. Nessuna delle costruzioni subí però alcun danno.

                                            

Mi raccontava il signor Leonardi D. di Villa che, un inverno degli anni 60, assieme ad altri compaesani si recò a Valè per portare le bestie al sicuro nelle stalle di Villa. Giunti a metà strada, decisero di passare ad uno ad uno il tratto piú pericoloso. Una volta transitato il primo, furono sorpresi dalla valanga che passò proprio davanti a loro. Scampato il pericolo, fecero per tornare verso Valè, ma si accorsero che anche dietro di loro, un’altra valanga aveva ostruito il passaggio.

La vita doveva essere molto dura, tutte le forze venivano impiegate nei duri lavori della campagna.

Malgrado tutte le privazioni, la fede era grande e si trovava sempre il tempo da dedicare ai momenti religiosi che scandivano il ritmo del tempo. Anche i bambini conoscevano date e scadenze delle ricorrenze religiose, dei riti, delle usanze e delle celebrazioni ad esse legate.  A testimonianza di questa grande fede, rimangono questi piccoli gioielli che sono le cappelle.

Riprendendo la nostra gita, c’incamminiamo lungo la comoda e panoramica strada agricola che porta alla frazione di Orello. Il Signor Forni Virgilio† (per molti anni segretario comunale), mi raccontava che i bambini di Villa Bedretto (a quei tempi, anni 20, erano una sessantina) per capo d’anno avevano l’usanza di chiedere la “buona mano” (in genere venivano dati dei “crusti”o dei biscotti); ricordava di essersi recato ad Orello dalla signora Orelli Petronilla, ultima abitante fissa del pittoresco nucleo. A Villa vi erano due famiglie che contavano 16 e rispettivamente 17 figli. La frazione di Villa Bedretto oggi (anno 2006), è abitata permanentemente da ca. 20 persone, suddivise in 9 nuclei famigliari.

Ad Orello troviamo la bella cappella dedicata a Sant’Anna, di proprietà della famiglia Leonardi D, che essendo circondata dagli altri stabili, non è costruita con la parete nord interrata. Degno di particolare attenzione è il tetto rifatto a nuovo con le tipiche scandole di larice. All’interno si possono ammirare Sant’Anna con Gioacchino e la piccola Madonna.

Oggi in località Orello, con molto buon gusto, si stanno riattando i vecchi stabili per adattarli ad un comodo soggiorno. Transitando in mezzo a queste incantevoli costruzioni non possiamo fare a meno di invidiarne i proprietari e sognare di poter trascorrere i nostri fine settimana in un posto cosi incantevole. Anche qui, l’operosità dell’uomo è ben visibile, il gigantesco riparo valangario che è stato terminato nei primi anni 90, ha lo scopo di proteggere l’abitato di Villa da quella che è senz’altro la valanga piú grossa (con quella di Ronco) che scende nella valle. Il compito principale di questo imponente manufatto è quello di proteggere il villaggio dal “boff” (spostamento d’aria causato dalla valanga) che può essere altrettanto distruttivo della valanga stessa. Passando attraverso le feritoie non possiamo fare a meno di immaginare la forza che questi muri sono chiamati a contrastare nel momento in cui scende la valanga.

Attraversato il Ri di Villa, dopo esserci arrampicati per il piccolo sentiero che sale a sinistra del ponte, arriviamo in 5 minuti a Nostengo.  Altro nucleo un tempo abitato (persone oggi ottantenni, non ricordano però piú di averne conosciuto gli abitanti).

Qui troviamo la cappella dedicata a Santa Marta, proprietà della famiglia (eredi) Leonardi C. Sicuramente è la piú essenziale (spartana) tra tutte, che si contraddistingue per la sua accattivante semplicità.  Siamo nel punto piú panoramico del nostro periplo attorno ai villaggi della valle.

Anche questa cappella non è stata costruita con particolare riguardo al pericolo della valanga. Probabilmente perché la località di Nostengo è ritenuta al riparo da tale pericolo, essendo protetta dallo sperone naturale che devia la valanga verso la sponda opposta del torrente.

Scendendo per la strada agricola, possiamo vedere i resti del vecchio stand di tiro di Villa Bedretto. La croce di legno, situata all’altezza del paese di Villa Bedretto, è l’ultima rimasta. Queste croci venivano visitate dalla processione che toccava tutte le frazioni della parrocchia e sotto di esse i fedeli si fermavano per recitare le orazioni. La croce in inverno viene tolta (resp. fam. Forni C.)

Giunti in località Villa Bedretto, visitiamo quella che è la località principale del comune, sede della casa comunale, e della chiesa parrocchiale con il cimitero. Qui si possono ammirare alcune tipiche case bedrettesi in legno risalenti al ‘500 e al '600. All’entrata del paese possiamo vedere la casa che ha ospitato l’ufficio postale chiuso definitivamente il 30 aprile 2004. All’altro lato del paese, l’ultima casa sulla destra ha ospitato fino al 1992 il prestino (panettiere) di Remo Orelli.

Visitato il capoluogo, il cammino riprende in direzione di Ossasco. Dopo qualche centinaio di metri, incontriamo la cappella di San Giuseppe (appena restaurata), che dà il nome alla curva della strada cantonale (out dèt San Giüsepp).  Cappella appartenente alla famiglia Forni (detta Catona). La statua del santo viene tolta durante il periodo invernale per proteggerla dall’umidità, se passate in primavera può capitarvi di non trovarla.

Da qui ad Ossasco costeggiamo il fiume Ticino su un sentiero comodo e pianeggiante. Attraversati i due ponticelli, risaliamo fino a raggiungere l’abitato di Ossasco, dove oggi vivono perennemente 5 persone.

Ad Ossasco è situata la cappella dedicata all’Assunta, costruita nel 1749 in memoria dei 13 morti della valanga “detta dei Solchi” che scende dall’altra parte della valle e che, con quella “detta di Soria”, rappresenta il maggior pericolo per la frazione di Ossasco. Ad Ossasco, nella casa ora appartenente alla famiglia Taminelli, trova posto la PIGNA (stufa a legna) piú antica del cantone Ticino, che data dell’anno 1581. Casa Orelli (di proprietà della famiglia Rossi) la cui edificazione viene fatta risalire all’anno 1759, è stata iscritta nel catalogo del patrimonio storico protetto nel 1987 ed in essa è presente una pigna risalente all’anno 1760.  (fonte: Rossi Anita)

Casa Orelli patrimonio storico protetto.

Nel 1982 l’edificio era ancora abitato da Luigi Orelli, l’ultimo casaro della Valle Bedretto. Nel frattempo esso è stato riattato per accogliere un’abitazione di vacanza.

All’uscita del villaggio incontriamo l’incantevole chiesetta dedicata a San Rocco.


Ossasco: Oratorio di San Rocco

È citato nel secolo XVI, in occasione delle visite pastorali alle parrocchie ambrosiane della Leventina da parte di San Carlo Borromeo (1570). L’aver dedicato l’oratorio a San Rocco non può essere anteriore al secolo XV, tempo in cui si diffuse il culto al santo protettore degli appestati. Nelle descrizioni fatte in occasione di suddette visite pastorali, di solito vengono date indicazioni circa lo stato di conservazione dell’oratorio e le misure che sono, nelle prime indicazioni, cubiti 12 x 6 cioè ca. m. 6 X 3.  In realtà, attualmente, lo stesso Oratorio è un po’ piú ampio, in seguito ai vari restauri. L’ultimo risale all’anno 1983.

Molto bello il tabernacolo posto alla sinistra dell’altare. Al centro della cappella in una nicchia del muro, la statua di San Rocco “protettore degli appestati”.

Dopo aver visitato la località di Ossasco (punto piú basso della nostra passeggiata), c’incamminiamo allegramente in direzione di Ronco, seguendo il sentiero chiamato Amadò (che prende il nome dall’ufficiale che lo fece tracciare durante l’ultima guerra), sul versante opposto della valle rispetto a quello dal quale siamo scesi.

Percorso un primo tratto in salita, la strada si fa sentiero e diventa pianeggiante. Da questo lato della valle, possiamo scorgere i villaggi ed apprezzarne le peculiarità.

Una di queste è senza dubbio la chiesa parrocchiale di Villa, con la sua forma ottagonale ed il suo campanile a freccia, che, circondata dal muro di cinta circolare del cimitero con le sue cappelle a mo di merletti, pare un castello eretto a difesa del paese. A dipendenza dalla stagione, il bosco ci offre il meglio di sé: colori, profumi, rumori e incontri con i vari suoi abitanti. In primavera (fine maggio) ci sembrerà di viaggiare attraverso due stagioni differenti, sull’altro versante i prati in fiore, mentre da questo una natura appena risvegliata dal lungo inverno.  Qui il sole non ha ancora riacceso del tutto la vita ed i segni della “brutta” stagione sono ancora ben visibili.

La frazione di Bedretto, da questo punto di vista ci offre il meglio di se stessa (il lato a solatio) con la stupenda vista del Pizzo Pesciora che la sovrasta. In bella evidenza la grande casa appartenuta alle dogane che ha ospitato le ultime guardie di confine nel 1994. Un tempo le guardie risiedevano tutto l’anno con le loro famiglie in questo posto e sul passo San Giacomo. Oggi la casa è stata venduta a privati. A tratti il bosco sembra impenetrabile, direi fiabesco, a tratti invece è rado e luminoso. In questi tratti ci lasciamo investire piacevolmente dalla luce e dal calore, assorbendo energia in tutte le sue forme. Il sentiero largo e ben pulito non sale piú e la passeggiata è comoda e rilassante. La vista di Ronco, sovrastato dall’imponente Pizzo Rotondo, ci annuncia che siamo quasi alla fine della nostra passeggiata. Dalla valle del ri di Ronco, scende quella che senza dubbio è la valanga piú grande di tutta la valle Bedretto. Il paese di Ronco in questo caso viene protetto dallo sperone naturale, che la devia verso Ovest. Se vi capitasse di trovarvi in valle durante delle nevicate, non abbiate paura, ma ricordatevi di restare nei paesi e soprattutto di ascoltare i consigli degli abitanti, anche se vi possono sembrare eccessivamente prudenti. D’inverno la valle è bellissima “fiabesca”, ma come tutte le cose belle ci induce facilmente all’imprudenza.

La natura non ha colpa alcuna, sta alla perizia dell’uomo prevedere ed evitare gli eventuali pericoli.

Prima di giungere al villaggio di Ronco, dietro al sedime della cava, si può intravedere l’imbocco di quello che sarebbe dovuto essere il collegamento ferroviario con il Vallese e con Uri (la famosa finestra di Bedretto), ma che non si è mai ultimato. Da questo portale, entrando per circa 2 Km, si incrocia la linea ferroviaria della Furka, che collega il canton Uri con l’alto Vallese, altrimenti raggiungibili transitando per il passo del San Gottardo ed il passo della Novena.

 

Ronco: Oratorio di Sant’Antonio Abate

Senza alcuna fatica giungiamo a Ronco (frazione abitata tutto l’anno da 4-5 persone) da dove eravamo partiti alla scoperta della valle Bedretto e delle sue bellezze. Qui troviamo la semplice e spartana chiesetta dedicata a Sant’Antonio.

Troviamo anche una piccola aula voltata a botte con corretto poligonale ornato di figure d’angeli databili ai sec. XVIII-XIX. Entro una nicchia si trova un reliquiario rococò, due angeli candelabro della seconda metà del sec XVII, attorniano la statua del Sant’Antonio (protettore degli animali) accompagnato da un maialino.

La solennità, o la sobrietà delle varie cappelle, ci ha riportato ad una dimensione piú consona al nostro spirito ed al nostro corpo. I ripari e le premunizioni valangarie trovate sul percorso ci hanno ricordato storie di valanghe, di miserie e della grande fede che ha portato all’edificazione di queste cappelle. L’immersione in questa natura selvaggia, ci ha permesso di scaricare le tribolazioni quotidiane e di fare il pieno di energia per affrontarne di nuove al nostro ritorno al piano.

Senza accorgerci, proviamo un po’ d’invidia per coloro che hanno la fortuna di abitare qui tutto l’anno, ma sappiamo che purtroppo non è cosí semplice e che è proprio il fatto di venire da fuori a farci godere pienamente le bellezze di questi luoghi.

Un grazie particolare va a coloro i quali (citati) hanno messo a disposizione le loro conoscenze.

Cèura Mata 06 novembre 2006.