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Un po' di storia sui Dazi del Ticino

“Nel panorama storico delle terre ticinesi nessuna vallata, forse, ha avuto tanto spazio nei testi come la Leventina: un po’ perché le sue vicende più antiche sono intimamente connesse con quelle del valico del San Gottardo – simbolo della storia svizzera stessa – che la mette in contatto con il versante settentrionale delle Alpi, un po’ perché il suo destino politico ha prefigurato quello di altre terre subalpine, e infine perché personaggi, comunità ed eventi di questa regione hanno spesso avuto un ruolo decisivo anche al di fuori dei suoi confini distrettuali”.

Tratto da “Le vie del passato, Valle Leventina.

Intorno al 1200, la strada del Gottardo incominciò a diventare una via di comunicazione sempre più importante tra il nord ed il sud dell’Europa. La posizione strategica del valico e la sua centralità nell’arco alpino, fecero sì che ben presto crescesse il suo peso economico, politico e militare: alla sua storia sono profondamente legate la nascita della Confederazione svizzera nel 1291, le guerre milanesi nel 1400, il lungo dominio svizzero sui territori ticinesi. Molte testimonianze attestano la frequentazione di questa via di comunicazione che permetteva un collegamento diretto tra Basilea e la regione del Reno e l’Italia settentrionale, in particolare Milano. Personaggi illustri, mercanti e pellegrini percorsero questa strada che, a partire dalla seconda metà del XIV secolo, fu posta sotto il controllo dei Visconti dalla metropoli lombarda sino al passo. In direzione nord valicavano il S. Gottardo seta greggia, cotone, riso, grano, vino, spezie, tabacco, carta, olio, sapone, porcellana, gioielli; verso sud, invece arrivavano formaggio, tessuti di lino, lana e seta, pelli e pellicce, oggetti in cuoio e ferramenta. Di notevole importanza economica erano anche le mandrie di bestiame che, ogni anno, venivano avviate verso le grandi fiere di Lugano e Varese. Lungo il percorso sorgevano dazi, locande e soste, una sorta di magazzini in cui potevano essere depositate le mercanzie per essere protette dalle intemperie e dai furti o nell’eventualità che la strada non fosse aperta al passaggio. In tal caso i mercanti dovevano scaricare le merci e procedere alla pesatura poiché la sosta prevedeva il pagamento di una tassa.

 

 

I dazi in Ticino

“Non passava un quarto d’ora – scrive un autore del Settecento – senza che si incontrasse una carovana. Erano file di venti, trenta cavalli carichi di pesanti some, con sul carico un’ampia coperta, con la museruola che impediva loro di brucar l’erba ai margini pericolosi della strada, con grandi paraocchi, con al capo pennacchi e pendagli, e al collo grandi e squillanti somagliere.” Emilio Clemente, La strada del San Gottardo e il trasporto delle mercanzie, in “Valle Leventina Almanacco”, 1966, pp. 23-27.

Detto questo si pensi al grande movimento di gente e di conseguenza di denaro che avveniva lungo le anticge strade della Leventina. Uomini e animali sostavano giornalmente e ciò accresceva il reddito della regione. Le soste erano edifici che sorgevano lungo la strada maestra e servivano al deposito delle mercanzie di passaggio, durante la notte o in caso di maltempo, per il cambio delle bestie da soma e per il riposo dei somieri che le accompagnavano. In queste soste alloggiavano gli uomini delle carovane di transito, stanchi per la difficile e ripida strada. Chi li riceveva risquoteva il denaro per il pasto, la sosta ed il pedaggio che andavano poi versati alla comunità. Questo ricavo serviva per la manutenzione delle strade e dei ponti. I dazi si risquotevano a parte.

Sotto il dominio dei ladfogti il prodotto dei dazi era diviso tra i cantoni dominatori; quello dei pedaggi, chiamati anche forletti, che venivano riscossi in molti villaggi, serviva alle comunità interessate per provvedere al mantenimento della strada maestra. Quando venne costituito il cantone Ticino furono dichiarate cantonali tutte le entrate di pedaggi, portaggi, pontaggi e forletti riguardanti il transito di bestiame, vini, grani, formaggio, riso e altre merci. Nel 1851 vennero create diverse dogane per garantire al cantone maggiori entrate. Le dogane si trovavano a Chiasso, Lugano, Magadino, Locarno, Bellinzona e Airolo. Molte leggi vennero poi emanate in quegli anni per modificare i regolamenti e le tariffe riguardanti le dogane, i dazi e i pedaggi. Tra le altre modifiche furono diminuite le tasse di dogana per molte merci, fu soppresso il forletto che ancora si pagava ad Airolo e fu abolito il pedaggio pagato a Magadino quando vi si giungeva con il battello. Attorno al 1841 i dazi, i pedaggi e le dogane garantivano i sei decimi delle entrate del cantone.

 

 

Il Monte Piottino, i suoi dazi e l’antica strada

Tratto dal libro “I dazi” di Alberta Jacqueroud – Meroni.

“Questa via non può essere conosciuta da documenti che illustrino positivamente ed inequivocabilmente un transito commerciale antichissimo; tuttavia una quantità di elementi sembrano provare che questo percorso fosse già praticato prima del Duecento. Questi elemnti sono: la non comune densità della popolazione, il grado di evoluzione delle varie istituzioni, l’organicità della vita economica, la presenza di cavalli in numero notevole e la citazione che già si fa, già nei primissimi documenti leventinesi, circa il diritto di partecipare al diritto delle merci. (…) La Strada Alta è ritenuta la prima “Via delle Genti” in Leventina. Ma Padre Angelico afferma che: “…il passaggio nella parte superiore in Leventina né tempi antichi non praticavasi pella gola di Monte Piottino (…) e neppure sul fianco sinistro poco discosto, ma sibbene passando per un ponte a Faido sulla destra del Ticino, e salendo al ripiano di Piana Selva…”. Da Cattaneo, I Leponti. Questo autore esclude quindi la strada alta quale “Via del Gottardo”. Anche lo Schinz, che percorre la strada nel XVI secolo, accenna al sentiero di Pianaselva e alla strada romana, ignorando una possibile strada alta. In ogni caso è evidente che questo tracciato era in origine la risultante di vari collegamenti locali tra villagi e nuclei posti a metà montagna, che subordinariamente potrebbe essere stato usato anche come strada di transito.

(..) Il fondovalle dell’attuale Rodi, fino al XV secolo, era una zona disabitata. Anticamente vi era un lago preistorico, poi divenuto palude; è l’ultima zona che ha subito bonifiche. Il Monte Piottino non era toccato dalla strada perché troppo impervio e impressionate. Così, prima del 1311, la mulattiera sulla sponda destra della valle, percorreva i sentieri alti lungo i terrazzi e non nel fondovalle. Da Quinto si passava a Fiesso, proseguendo per Prato, Dalpe e Gribbio. Attenendosi alle tradizioni paesane, Stefano Franscini riteneva che due altre vie fossero praticate nelle più remote antichità. Una via a cui si riferisce è l’attuale strada alta, e l’altra “…sarebbe quella di Dalpe, che vece di calare a Faido sul dorso occidentale della vallata avrebbe comunicato con Gribbio e Chironico, e di là con Altirolo membro della comunità di Giornico”. Dopo il 1311 il sentiero raggiunse Cornone e da qui il fondovalle. Un ripido sentiero passava da Pianaselva e giungeva al ponte del Maglio a faido, aggirando nuovamente la stretta gola e il promontorio di roccia del Monte Piottino. A partire da questa data il traffico delle merci tagliò verso il fondovalle per questa via; in origine, però, era già destinata ad uso locale. Gli abitanti della regione frequentavano il percorso mantenendo i contatti con Faido e con l’altra sponda della valle. Questo tracciato, deviato a tratti dalla nuova strada forestale, era utilizzato ancora fino a circa ottanta anni fa. Esso è ancora visibile, anche se a tratti è interrotto o invaso dalla vegetazione. Vi si trovano numerose cappellette, tutte orientate secondo l’antico tracciato della mulattiera. In questa località, anticamente chiamata plana silva, sorgeva l’Antico Dazio. (…) I mercanti poterono così trasportare le loro merci sulla nuova via, che a partire dal 1355 circa percorrerà il dorso del Monte Piottino. È questa, quindi, la seconda tappa della mulattiera del San Gottardo, che oggi è impropriamente chiamata strada romana, e che conduce al Dazio Vecchio.Ha certamente una certa somiglianza con le strade romane, specialmente se la si confronta con quella autenticamente romana del San Bernardino, con la sua pavimentazione fatta di grossi lastroni messi in costa. Questa via servì certamente a lungo, per almeno tre secoli. Lo dimostra il fatto che, nella parte oltre il monte verso la gola del Piottino, si riscontrano diverse varianti. Il tratto meglio conservato è quello che parte dai prati di valle e raggiunge il casello ferroviario nelle gole del Piottino. (…) Dell’Antico Dazio si hanno purtroppo scarsissime notizie: “…avanzi di antica strada francesca, un solido e vetusto ponte sulla Piumogna sotto Cornone, e più di tutto le mura solidissime di antica casa, in parte manomesse, in grade parte esistenti, nei prati di piana selva, e che i nostri chiamano ancora il Dazio Vecchio. Su una pietra angolare di quell’avanzo di antichità è incisa un’arma incompleta, non rappresentando che un semplice scudo. (…) Il Dazio Vecchio venne abbandonato alla metà del XVI secolo, dopo la costruzione da parte degli urani della strada che taglia dentro la gola del Monte Piottino. Al Dazio Vecchio vi era una piccola locanda che offriva vitto e alloggio ai mercanti e ai viaggiatori. Di fronte alla locanda vi era la stalla, adibita pure a magazzino, dove la merce in transito veniva depositata. Un portone chiudeva l’accesso ed era posato tra lo stabile principale e la stalla. Un recinto spaziale, poco discosto, era destinato probabilmente al bestiame che durante la notte era custodito. I somieri sostavano davanti al portone, in attesa che il daziere, valutando la merce e il bestiame, facesse i conti. Terminate le somme, la porta si apriva. “Il commerciante pagava, accanto al salario per il conducente anche una tassa di pedaggio (Furleite – forletto) che serviva alla manutenzione di ponti e strade, e in più un diritto di sosta per l’immagazzinamento delle mercanzie. Il contrabbando, vale a dire l’aggiramento delle strade e delle soste normali, era punito”. Da Meyer Blenio e Lev. 50-51.

(…) La posizione del Dazio Vecchio sul monte, rivolto verso sud-ovest sull’abitato di Prato e Mascengo, offriva un’ampia visuale sulla valle verso Airolo, in modo da avere il controllo sul traffico in arrivo. Il Dazio Vecchio è stato costruito con pietre della zona. Ancora in questo secolo si ricavava il materiale dalla cava di Dalpe. La fornace di Prato, che veniva ancora usata nel secolo scorso sfruttando la vicina roccia calcarea, è stata restaurata poco tempo fa ad opera del comune. Si trova sull’antica mulattiera proprio sotto la chiesa. Nella fornace, i presunti costruttori del Dazio hanno lavorato la calce. La sabbia del fiume utilizzata nella lavorazione, conteneva troppa terra e la calce non dava una perfetta coesione. Questo fatto spiega il tipico colore giallastro della muratura del dazio, rinvenibile anche in diverse case e stalle della zona. Il grande incendio del 1799, distrusse una parte del villaggio di Altdorf. Anche l’Archivio Cantonale e tutti i suoi documenti bruciarono; le antiche planimetrie e le testimonianze sul Dazio Vecchio e sul Dazio Grande andarono quindi perse. (…) All’entrata della gola del Piottino è rimasto però, sul lato destro della strada cantonale, il maestoso edificio doganale: il Dazio Grande. “…è del XVIII secolo e sostituisce una precedente costruzione più piccola”. Da Nething Gottardo 224.

Le prove di questa affermazione non esistono, si può tuttavia pensare che il Nething avesse qualche ragione.

La cappella (oratorio dovette essere sacrificata, più tardi, a costruzioni, richieste dallo sviluppo del traffico. Si trovavano spesso due voci distinte: dazio e pedaggio. Il pedaggio era la parte riguardante le spese di costruzione e di manutenzione delle strade, mentre il dazio era una vera e propria imposta che andava alla cassa cantonale di Uri, non più come prima alla cassa della Comunità di Leventina.

“Finalmente, il 26 gennaio 1846, il Cantone Ticino riscattava il dazio Grande, mediante il pagamento ad Uri della somma di franchi 115’563,63”.

Doc. 24, no. 1 bis, scat. 7 Dazi e Pedaggi (Arch. Cant. Bellinzona).

 

Scrive Stefano Franscini ne “La Svizzera Italiana” (1840) sul Dazio Grande:

“Dazio Grande, o Dazio del Monte Piottino (in tedesco Platifer), all’estremità meridionale della Leventina superiore. Vi si giunge da Faido, attraverso una gola ch’è delle più orride che veder si possano in Isvizzera. Essa non è così celebre come quella del Ponte del Diavolo, ma non è punto meno sorprendente. Chi va risalendo la valle abbandona gli ultimi castagni che fiancheggiano la via, passa il Ticino sur un bel ponte, e si trova all’ingresso d’una stretta di cui non iscorge alcuna uscita. “Ivi le rupi, che sono d’attorno serrate e altissime quasi non lascian vedere il cielo; escono alcune dal perpendicolo, e inchinate pendono sopra la valle, cui minacciano di coprire. Lo spettatore non può alzar l’occhio né abbassarlo alla valle sfondata senza sentirsi stringere il cuore; qui non ode, non parla; qui tutta in suo pensiero è concentrata la sua esistenza (I)”. Ivi la nuova strada alquanto più angusta del solito riposa quasi del tutto su delle volte, le cui basi sono percosse dalle frementi e spumeggianti onde del Ticino. Si va serpeggiando fra quegli orrori, e dà parapetti della via e dè ponti si dominano i gorghi e i vortici del fiume, e si arriva finalmente al Dazio dove ti si offre allo sguardo un’ampia valle, tutta prati e boschi vestiti di un bellissimo verde. La casa del Dazio, ch’è pure un’osteria, chiude con un portone l’entrata e l’uscita della valle. Osservando con qualche attenzione i luoghi si vede manifestamente che il colossale Piottino chiudeva già la parte superiore della Leventina e un lungo lago ne formava. Collo scorrere de’ secoli l’enorme diga fu trasversalmente squarciata da qualche strano caso: le acque precipitaronsi abbasso nella valle, e la superiore rimase a secco. D’allora in poi il Ticino ha continuato a rotolar le sue acque nella gola che pel tratto di quasi un miglio fu da quello scoscendimento incavata nel monte. (…) Vi sono ancora visibili sul dorso del monte le vestigia dell’antica casa del Dazio (Dazio Vecchio, nota nostra)”.

 

 

Breve presentazione delle vie di transito.

La strada alta

Si presume, da taluni, che nella remota antichità esistesse una “strada alta” che collegava i villaggi e nuclei sul versante sinistro, all’altezza di Osco.

La strada di Piana Selva

Il più antico tracciato, risalente all’inizio del Trecento, ancora oggi visibile sul terreno, parte da Faido nei pressi della cascata della Piumogna, risale le pendici della montagna fino a Dalpe e scende quindi a Prato e Rodi. Nella zona di Piana Selva esisteva l’edificio dell’antico Dazio comprendente una torre alta una decina di metri. Oggigiorno il tracciato diventa sempre meno visibile e si presenta per lo più come una traccia spesso interrotta. Fa eccezione il solo tratto sotto la chiesa di Prato ancora ben delimitato da muretti a secco (carale).

La strada romana

Nella zona del Monte Piottino si può osservare un tratto di mulattiera denominata, seppur impropriamente perché costruita in epoca più recente, “strada romana”. Il tracciato di questa strada inizia nei pressi del ponte detto “della vicinanza di Faido” e prosegue poi tortuosamente sul fianco destro del Monte Piottino fino al Dazio Vecchio, per poi continuare in due direzioni;: una verso Prato e l’altra fino nei pressi del Dazio Grande. La mulattiera è molto ben conservata ed é stata recentemente restaurata. È quasi interamente selciata é lastricata, ha poche scarpate e presenta lunghi tratti di muro a secco di sostegno, che possono raggiungere l’altezza di due metri. Il fondo stradale presenta una larghezza da 1,5 a 2 metri. La strada rappresentò sin dall’inizio una vera via di transito realizzata per il traffico del San Gottardo e non, come quasi sempre succedeva, una via di collegamento locale. Sul periodo di costruzione vi sono delle discordanze: chi la vuole realizzata dagli Urani quando la Leventina diventò possesso urano (metà del 15° secolo) e chi invece ritiene sia una strada portata a termine nel periodo di dipendenza della Leventina dai Milanesi e concepita quale miglioria della strada del Gottardo dopo la distruzione del Ponte del Diavolo. È invece certo che la mulattiera venne abbandonata nella seconda metà del 16° secolo, con la costruzione della nuova strada nella gola, anche se, ancora nel secolo scorso, è stata utilizzata a causa dell’impraticabilità della strada cantonale, dovuta alle piene del fiume Ticino.

La strada urana

Attorno al 1550 venne costruito dagli Urani il primo tracciato che attraversava le gole del Piottino e che facilitava il passaggio e il trasporto delle merci, accorciandone il cammino. Dentro la gola la strada urana è stata in seguito ricoperta dalla prima strada cantonale. Quale testimonianza di questo tracciato rimangono gli edifici del Dazio Grande.

La strada cantonale

Il percorso (o tracciato) della strada cantonale tra Faido e Rodi subì diversi cambiamenti a causa dell’impetuosità delle acque e ai continui franamenti. Solo dopo il 1868 si optò per la soluzione attuale, quando la strada a partire dal ponte di Polmengo e fino al ponte di Mezzo venne spostata sulla sponda destra del Ticino.

La ferrovia

Dopo la prima metà del 19° secolo, si fece sempre più sentire il bisogno della realizzazione di una ferrovia che attraversasse le Alpi. Nel 1869 venne quindi stipulato tra Germania, Italia e Svizzera, un contratto per la costruzione di una linea ferroviaria sotto il San Gottardo. Nel 1872 presero avvio i lavori per la tratta più importante, ossia la galleria tra Göschenen ed Airolo, lunga 15 chilometri. L’intera opera, inaugurata alla fine di maggio del 1882, conta non meno di 56 gallerie, grandi e piccole e 228 ponti e viadotti. Il superamento delle ripide rampe presso Wassen e nelle gole del Ticino è stato possibile grazie alla realizzazione di ben sette gallerie elicoidali. Per il superamento della gola del Monte Piottino vennero realizzate due gallerie elicoidali: quella di Freggio – della lunghezza di 1'568 metri – e quella di Prato – 1'560 metri. Esse permettono ai treni di superare il dislivello di 230 metri tra faido e Rodi-Fiesso.

L’autostrada

Il tracciato autostradale al Monte Piottino e nella Media Leventina non è stato di facile scelta: la forte pendenza media del fondovalle (dal 7% al 10%) imponeva alla strada nazionale, che non può superare il 5%, di impegnare uno dei fianchi della valle su un tratto molto lungo. Occorre salvare i contenuti più degni del paesaggio perciò alla fine del 1975, dopo lunghe controversie, si decise di optare per un percorso quasi interamente in gallerie e su un viadotto nel versante destro della valle. Gli 8,7 chilometri tra Chiggiogna e Faido presentano quindi ben quattro gallerie (sono quelle, nel senso della salita, della Piumogna, lunga 1'600 metri; del Casletto, di 200 metri; di Pardorea, di 560 metri; del Monte Piottino, di 830 metri; alternate a quattro grandi viadotti: di Saresc’ (470 m), di Traseggio (470 m), del Monte (350 m), e della Piota Negra (520 m): in totale il tratto artificiale raggiunge ben il 60% della lunghezza dell’intero tronco tra Chiggiogna e Rodi ed è praticamente continuo tra il viadotto di Saresc’ e il Dazio Grande. Il tratto autostradale tra Varenzo e Chiggiogna è stato aperto nel mese di giugno del 1983.

 

Un pensiero di Horace-Bénédict de Saussure

Nel suo quarto viaggio in Svizzera avvenuto nel 1783 egli disse a proposito della gola del Monte Piottino:

“… ci si arramica su per una via che costeggia a strapiombo il Ticino; il fiume precipita tra masse di roccia [la gola del Piottino, nota nostra] con violenza inaudita. Tanto serrate sono queste rupi che non c’è spazio per il fiume, e per la strada, che – qua e la – è ricavata tutta nella roccia viva. Mi inerpicai a piedi per la mulattiera, al fine di poter esaminare con cura queste rupi amene, degne, da parte dell’amatore, dell’attenzione più grande. (…) arrivando al pedaggio o Dazio Grande, che si trova in cima a questa salita, ci si trova dapprima al livello, e in seguito sopra la superficie superiore di questa roccia (…) in questo luogo di pedaggio c’è una locanda veramente buona. Lì lesinai. I viaggiatori stranieri debbono sborsare 5 bezzi, o 12 soldi francesi, per le spese di manutenzione della strada; gli svizzeri e i loro alleati pagano un quarto di quella somma. L’altitudine di questo luogo è di 478 teste. Fui veramente sorpreso nell’osservare a questa altitudine delle belle piante di albicocche: i cui frutti erano tuttavia ancora piuttosto acerbi.”