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Premessa

Il Passo San Giacomo non è mai stato un ostacolo tra la Val Bedretto e la Val Formazza, bensì un cordone ombelicale di intensi scambi culturali e commerciali. Questa via è conosciuta già da innumerevoli secoli, basti pensare che il primo ospizio fu edificato nel ‘400 nel pianoro sottostante il Passo San Giacomo. La prima convenzione “doganale” fu stipulata tra Bedretto e Formazza già nel 1451, regolando i pedaggi e le tappe dei someggiatori, che con i muli trasportavano le merci attraverso questo valico.

Questo mio contributo mira, non solo a far conoscere questa splendida zona agli amanti della montagna, ma pure compiere un’escursione storico–doganale e di sorveglianza della frontiera nazionale, in modo che ci si renda conto dell’importanza che questo valico italo-svizzero ha avuto nei secoli scorsi.

 

L’importanza del Passo San Giacomo nella storia del contrabbando

Il commercio attraverso il Passo San Giacomo era già molto attivo nel XV secolo da e per Milano. L’economia locale non dava molti prodotti per l’esportazione, ma dalla Lombardia giungevano in Svizzera stoffe, vino, bestiame, formaggi e soprattutto sale, che trovavano nel Passo San Giacomo la strada piú diretta per le regioni della Svizzera centrale.

La questione del sale, fu appunto, una delle piú dibattute nell’economia del ducato di Milano, il quale, per questioni politiche, non poteva servirsi delle saline di Venezia, per cui si rivolgeva a quelle di Aigle, nel Vallese, transitando prevalentemente per il Sempione. Le popolazioni dell'Ossola e della Formazza, in considerazione della loro povertà ed essendo considerate il primo baluardo contro le invasioni svizzere avevano ricevuto l’esenzione dal pagamento di ogni gabella sulle merci e sul bestiame. Esse non si accontentavano di questo privilegio, ma volentieri ricorrevano al contrabbando, sia per il loro fabbisogno, sia per la rivendita ad altri. Questa pratica continuava per secoli e non solo attraverso il San Giacomo…

 

La Val Bedretto nella storia doganale “moderna”

L’ufficio doganale di Bedretto fu aperto il 30 gennaio 1850, vale a dire circa un anno dopo l’abolizione delle tasse di pedaggio percepite fino allora dai singoli cantoni. Di fatti la prima Costituzione federale del 1848 sanciva il principio che “i dazi sono di spettanza della Confederazione”. Potete ben immaginare di quale "Rivoluzione copernicana" si trattava per l'epoca.

L’ufficio doganale era ubicato ad All’Acqua d’estate ed a Ronco d’inverno ed era diretto da un ricevitore civile. Questo ufficio registrava un traffico quasi insignificante, fatto attribuibile alla particolare situazione geografica, alle difficoltà d’accesso ed alla lontananza da importanti agglomerati urbani.

 

La Val Bedretto nell’ambito della sorveglianza del confine

Gli avvenimenti storico-politici, il cambiamento delle abitudini e del traffico spinsero l'Amministrazione federale delle Dogane a trasformare l'ufficio doganale in posto guardie di confine. Questo posto, oltre ai (pochi) compiti doganali dell’oramai ex ufficio doganale, dovette assumere tutti i compiti legati alla sorveglianza del confine nazionale nella regione. Questo posto fu ufficialmente aperto il 10 luglio 1920 con sede ad All’Acqua (Ospizio) con presenza in loco di guardie di confine da maggio a dicembre. Il 6 novembre 1923 fu aperto il posto guardie di confine a Bedretto, che fino alla definitiva chiusura, avvenuta nel 1993, si occupava della sorveglianza della vasta ed impervia zona montagnosa, che va dal Blinnenhorn al Basodino.

Il posto e gli alloggi per il personale si trovavano nello stabile, bene in vista per chi giunge a Bedretto dalla strada della Novena, lo stesso è stato alienato a privati qualche anno fa.

 

 

Il Passo San Giacomo nell’ambito della sorveglianza del confine

Già nel 1889 lo Stato Maggiore dell’Esercito inoltrò richiesta alla Direzione Generale delle Dogane per una sorveglianza delle fortificazioni nella regione di Airolo durante i mesi invernali. Il direttore delle Dogane Franscini vide di buon occhio questa collaborazione. Le 12 guardie di confine necessarie per questi compiti invernali nella regione di Airolo sarebbero state impiegate dalla primavera all’autunno per la sorveglianza delle valli laterali del Ticino con compiti che andavano dalla sorveglianza della linea doganale, all'esercitare la polizia della caccia, della pesca ed al controllo degli animali al pascolo sugli alpi di confine. In considerazione della complessità dell'operazione la stessa non fu realizzata.

Il primo distaccamento di tre uomini iniziò la sua attività al Passo San Giacomo il 25 luglio 1931, con il compito di sorvegliare il valico dal punto di visto doganale, di polizia e militare.

Le cronache ci ricordano che il traffico delle merci attraverso questo valico è sempre stato poco piú che insignificante.

Nel 1933 il distaccamento del San Giacomo fu elevato a posto guardie di confine vero e proprio.

Questo cambiamento della sorveglianza fu dettato dal fatto che il regime fascista decise la costruzione di un nuovo tronco stradale da Domodossola al Passo San Giacomo. Questi lavori vennero svolti dai militi del genio militare. Ancora oggi poco a sud dell’ex caserma della guardia di Finanza italiana si possono notare i blocchi in cemento sui quali erano posati i vagoni letto della compagnia Thomas Cook, che servirono da alloggio ai genieri. Questa faccenda era molto delicata, in quanto un simile asse sarebbe penetrato direttamente nel "Ridotto nazionale svizzero". Il fatto impose una sorveglianza continua di questo valico. Il compito venne affidato alle guardie di confine, in quanto non subordinate al Dipartimento Militare, ma a quello delle Finanze, questo “dettaglio” non avrebbe contrariato l’Italia. Furono stazionate, in un primo tempo, ad Airolo e questo per non “provocare” il potente vicino.

Dall’estate 1941 a causa della continua presenza di truppa sul lato italiano ed alle mutate condizioni belliche e di governo subentrate nel vicino Regno, la sorveglianza della regione fu assunta dal nostro Esercito, con la collaborazione delle guardie di confine per gli aspetti strettamente legati alla linea di frontiera.

Dopo la seconda Guerra mondiale nella regione del Passo San Giacomo, anche grazie alla strada carrozzabile, si sviluppò il traffico turistico e grazie alle mutate condizioni viarie, anche l’attività di contrabbando ebbe un certo impulso. Ad onor del vero quest’ultima attività non è mai stata particolarmente intensa e di conseguenza il posto guardie di confine del San Giacomo fu nuovamente ridotto a distaccamento del posto guardie di confine di Bedretto.

L’attuale costruzione fu inaugurata il 14 ottobre 1937.

 

La sorveglianza del Passo San Giacomo nel XXI secolo

Oggi approfittano della regione, praticamente solo escursionisti ed alpinisti. Nella stagione estiva costatiamo un intenso traffico turistico, soprattutto dalla parte italiana. La causa è nuovamente da ricercare nella strada carrozzabile, già descritta in precedenza.

D’inverno, per contro, incontriamo molti sciatori che frequentano questo valico per la bellezza e, fatto da non dimenticare, per la presenza della Capanna Maria Luisa ubicata appena sotto la diga del Bacino del Toggia.

Di conseguenza per il Corpo delle guardie di confine, la regione del San Giacomo non risulta piú essere prioritaria dal punto di vista della sorveglianza del confine, tuttavia è pattugliata regolarmente con pattuglie a piedi o elitrasportate.